Toglie il gesso poi torna a casa e muore

da Palermo

Palermo sembra ormai l’epicentro di un terremoto medico e chirurgico. Un nuovo caso di morte senza senso. Giovanni Vaccaio ha 51 anni, lunedì va all’ospedale per farsi togliere il gesso, dopo un mese passato con la gamba fratturata. Nulla di preoccupante. Torna a casa e poco dopo comincia a sentirsi male. Torna all’ospedale ma lì il cuore si ferma. La procura di Palermo ha aperto un’inchiesta per accertare l’eventuale collegamento fra il decesso e la rimozione del gesso dalla gamba. È sfortunata la Sicilia in questo periodo, una cattiva sorte che forse si associa a una situazione ospedaliera difficile, su cui ormai puntano molte, troppe, indagini. Tutti qui si chiedono se questa lista di morti sia caso, imperizia, malasorte. Si può morire per un gesso che viene tolto?
Certamente no. E questa è anche la replica dei medici palermitani, che negano qualsiasi relazione tra i due eventi. La risposta dell’ospedale Buccheri La Ferla è affidata a una nota della direzione sanitaria. «Il paziente, giunto al pronto soccorso del nostro ospedale trasportato da un'ambulanza del 118, era già in arresto cardiorespiratorio. Sono state praticate per ben 40 minuti tutte le manovre rianimatorie richieste dal caso, ma purtroppo si è dovuto accertare il decesso». Lo afferma in una nota direzione sanitaria dell'ospedale Buccheri La Ferla di
«Il paziente - si ricorda ancora nella nota - lunedì mattina era presente in ospedale, presso il nostro ambulatorio, per la rimozione del gesso applicato circa un mese fa a seguito di un intervento di riduzione chirurgica di una frattura alla gamba. Il ricovero in quella occasione era stato di poco superiore a una settimana, con decorso regolare. Successivamente alla dimissione il paziente è stato regolarmente seguito presso gli ambulatori ortopedici del nostro ospedale fino all'ultimo controllo di ieri. La magistratura ha acquisito tutta la documentazione clinica del paziente e, all'esito dell'esame autoptico, potranno essere più chiare le circostanze del decesso».