"Toglietemi l’ansia non levatemi il costume"

Parla Federica Pellegrini: "La federazione non può obbligarci a rinunciare ai nostri sponsor. Sono
gelosa delle mie cose: ho sofferto perdendo il record dei 400"

Milano - Capisce Fiorello. «So bene cos’è l’ansia da prestazione. Meno male, non capita solo agli atleti. Sotto pressione è normale». Federica Pellegrini ha la faccia dei nervi distesi, quegli occhiali che la fanno professoressa “ti metto in riga io”, maglietta rosa confetto, inciso il nome del nuovo sponsor a caratteri cubitali, seduta a gambe incrociate su un letto, un harem di pettegoli d’ordinanza intorno. L’ansia da prestazione è il buco nero di quest’ultimo suo anno. E Fiorello, che n’è rimasto invischiato al debutto tv con Sky, l’ha fatta sentire in buona compagnia. «Potremmo provare così: io lo terrò per mano al prossimo show e lui verrà con me a Roma, ai blocchi di partenza del mondiale». Battuta che vale una strizzata d’occhio. Se Fiorello vuol intendere…

Ma ieri era giorno d’altro luccichio per Federica: davanti a tutti ha firmato il contratto con Mizuno, sponsor giapponese d’alto rango, scelto per vestirla del costume che dovrà accompagnarla da qui alle Olimpiadi di Londra. Un affare economico, ma pure una via al futuro: dal 2010 infatti lo sponsor produrrà un costume che avrà per disegno l’araba fenice, uno dei tatuaggi prediletti della Pellegrini. «Un’idea che mi proietta su scala mondiale», dice lei. Un’altra sfida nelle sfide. Una porta aperta sui mercati orientali. Nei prossimi anni il nuoto viaggerà tra Doha, Istanbul e Shanghai. Ormai il nuoto is business, non solo record. Per quelli servirà un buon costume e qui sta la polemica con la federazione.

Toni calmi ma qui non si scherza più, se mai si è scherzato. «Non so ancora con quale costume gareggerò ai mondiali: quello personale o quello dello sponsor azzurro. Però credo sia ora che la federazione liberalizzi la scelta e non ci costringa, invece, a scegliere il nostro pagando multe salate. Noi atleti abbiamo portato il nuoto italiano a livelli mai raggiunti, ci lascino il diritto di scelta, ce lo meritiamo. Mettiamoci al livello delle grandi potenze. Il costume ormai è uno strumento, non più un indumento. Molto soggettivo. Sarebbe come costringere i giocatori ad usare scarpette volute dalla società».
Vero, il nuoto non può resistere nel suo guscio. La Pellegrini è un personaggio trasversale, con quel faccino può dire ciò che vuole e ha tutte le intenzioni di continuare a mangiare pane e record. I costumi “volanti” hanno avvantaggiato nuotatori d’ogni sorta, non sempre i migliori. Qualcuno ha contestato l’ultimo record della Pellegrini. Lei non ci sta e contrattacca. «Prima di Pechino, gente con meno talento ha fatto tempi impressionanti. Ora spero nelle nuove regole, andranno in vigore dal 1° gennaio e saremo tutti uguali. Io ho fatto primati con i costumi di vecchia generazione e con i nuovi. Non temo. A Riccione avevo il doppio costume, permesso dalle regole. Ora non più. Era importante: evita che l’acqua ti gonfi come una bolla d’aria, resta aderente come una seconda pelle. Questo è il segreto».

Quello del nuovo sponsor pare sia un guanto. O quasi. «Lo metto in meno di cinque minuti». L’esperienza orientale le ricorda quella di Valentino Rossi con la Yamaha. «Speriamo vada bene fin dai primi anni». C’è un mondiale da vincere, esattamente come toccò a Valentino. «A Roma, per me, sarà come un’altra Olimpiade». Con due ori nel mirino. Non mollerà niente, soprattutto ora che ha perso il primato del mondo dei 400 stile libero. L’inglese Jackson forse ha offerto una medicina per la sua famosa ansia da prestazione. «Sto facendo allenamenti come fossi in gara. Per ritrovare tutte le sensazioni che mi spaventano. Sono molto gelosa delle mie cose, quindi mi spiace aver perso il record dei 400. Ma adesso ho trovato uno stimolo in più per reagire alle paure». Ammette: «Se avessi perso il record dei 200 sarebbe stato un colpo al cuore. Lo sento più mio». Così, è stato solo un colpo basso. Arrivederci a Roma. Con Fiorello.