Tognazzi, l’uomo e l’attore Un maestro malinconico

Questa sera all’Auditorium l’incontro intitolato «Io lo conoscevo bene» con Italo Moscati e i figli dell’attore. Alla Sala Trevi di scena i suoi film

Ariela Piattelli

«Ciò che amo di più nel cinema, è la possibilità di analizzare, attraverso i miei personaggi, la mediocrità dell’uomo. Nei miei personaggi non c’è un reale pentimento ma c’è la desolazione, la disperazione in certi casi, e comunque un rimanere attonito alla manifestazione dei propri difetti». Sono le parole di Ugo Tognazzi, uno tra i grandi attori di quella commedia all’italiana, che ha rappresentato forse l’ultimo periodo della più felice stagione del nostro cinema. Quindici anni fa Tognazzi usciva dalla scena della vita, lasciandoci quel prezioso patrimonio costituito dai suoi film, alcuni dei quali più memorabili, altri ancora da scoprire.
Per rendere omaggio a questo grande personaggio la nostra città partecipa alla manifestazione «Tutti per Ugo, Ugo per tutti»: questa sera (alle 21) presso l’Auditorium Parco della Musica, si terrà il talk-show condotto da Italo Moscati «Io lo conoscevo bene», in cui la famiglia Tognazzi, insieme agli amici più cari, e ad alcuni suoi colleghi, ricorderanno attraverso racconti ed aneddoti l’uomo, l’artista, il personaggio, l’amico Ugo (sempre all'Auditorium, presso il Museo Archeologico, fino al 3 novembre gli sarà dedicata una mostra fotografica ed iconografica).
Una rassegna di film dedicata ad Ugo Tognazzi sarà, poi, al cinema Trevi da domani al 3 novembre (a cura del Centro Sperimentale di Cinematografia): i film in programma sono stati scelti da suo figlio Ricky. L'indimenticabile La grande abbuffata (venerdì 28, ore 19) nato dal sodalizio artistico con il regista Marco Ferreri, che lo diresse in molti film, come nel tragico e paradossale La donna scimmia (sempre venerdì, alle 21), che verrà presentato per l’occasione con il doppio finale. «Mio padre non ci manca esclusivamente da un punto di vista affettivo - ha spiegato Ricky Tognazzi - ma anche per quel vuoto che ha lasciato nel cinema italiano». Ma fu il cinema a lasciare Ugo Tognazzi, un cinema italiano che lo aveva dimenticato e che a sua volta aveva dimenticato se stesso; la magia che permeava la commedia all’italiana, che la rendeva unica nel mondo, era svanita, e questo rappresentò un vero e proprio dramma per Tognazzi (e anche per Gassman). Tognazzi era «l’attore per mille registi», poteva adattare la propria maschera (sempre se aveva una maschera) ad ogni tipo di sceneggiatura: nel 1981 fu diretto anche da Bernardo Bertolucci in La tragedia di un uomo ridicolo (domenica 30 ottobre alle 19) che gli valse la Palma d’oro come miglior attore al Festival di Cannes. Chiuderà la rassegna La vita agra di Carlo Lizzani (giovedì 3 novembre alle 21), di cui verrà presentata la versione restaurata. Tognazzi era un genio fuori dalle regole, poteva essere un grande attore comico ed anche drammatico: la grandezza di un attore comico è autentica soltanto quando egli riesce anche a commuovere, e a far riflettere sui temi della vita. Ciò è stato per grandi personaggi come Buster Keaton, Chaplin, ma anche per Sordi e Manfredi, e certamente per quell’attore «saturnino» Ugo Tognazzi, che fu un maestro della commedia e anche della malinconia.