Tognoli: "Penati ha cercato d’ingannarmi. Ora sto con Podestà"

L’ex sindaco: "Disse che non avrebbe mai fatto squadra con Di Pietro e la sinistra, invece..."

Carlo Tognoli, classe 1938, per oltre dieci anni è stato sindaco di Milano, da maggio 1976 a dicembre 1986. Filippo Penati le ha chiesto di candidarsi nella sua lista civica, di fare squadra insieme ad Antonio Di Pietro e alla sinistra radicale. Lei però non ha neppure preso in considerazione la richiesta. Come mai?
«Penati negò decisamente che avrebbe fatto quelle alleanze. Ho detto no perché sapevo che invece avrebbe fatto squadra con i massimalisti ed i giustizialisti sin dal primo turno. Pur lusingato dall’offerta, non ho voluto nemmeno prenderla in considerazione. Lì come avrei potuto trovarmi a casa?».
Come dire, non solo l’inquilino uscente di Palazzo Isimbardi non rispetta le promesse ma, fatto ancor più rilevante, il riformismo milanese non sta in casa Penati?
«Esattamente. Il riformismo milanese incarna ideali diversi da quelli espressi dal cartello Penati».
Dunque, Carlo Tognoli appoggia Guido Podestà. La vedremo nella futura giunta di Palazzo Isimbardi?
«Non sono candidato al consiglio provinciale e neppure ad un posto di assessore, so però che in Guido Podestà trovo un interlocutore attento ai problemi, che conosco da molti anni, della mia città e della mia regione».
Da qualche settimana, infatti, Tognoli, si è messo a disposizione del candidato Pdl e Lega alla Provincia sul tema caldo della «città metropolitana». Tema che già avevate affrontato insieme ai convegni anche ben prima della campagna elettorale. Vuole anticiparne le linee guida?
«Ho già avuto modo di far sapere come la penso in quegli incontri pubblici, dove ho prospettato due scenari».
Il primo?
«La costituzione di un comitato operativo con la partecipazione del presidente della Provincia, del sindaco di Milano e del governatore della Lombardia e dei sindaci, di volta in volta, interessati ai diversi problemi e progetti in discussione. Quest’organismo avrebbe il compito di operare nel campo delle grandi infrastrutture con l’eventuale presenza anche dei sindaci in carica nei Comuni capoluogo della “Grande Milano“».
Che sarebbero Varese, Como, Lecco, Bergamo, Cremona, Lodi e Pavia e della Provincia di Milano?
«Sì, e questa soluzione potrebbe essere adottata senza dare vita a nuove Istituzioni. Insomma, per far funzionare la città metropolitana si potrebbero ricorrere agli accordi di programma. Tipo quelli sviluppati nel caso del Passante ferroviario e del Polo fieristico Rho-Pero».
E il secondo?
«L’elezione in sostituzione dell’attuale Provincia, di un presidente e di un Consiglio metropolitano con competenze nei campi dell’urbanistica, dell’ambiente, dell’economia locale, dei trasporti e delle comunicazioni».
Soluzioni, scenari firmati da chi è stato pure ministro per le Aree urbane nei governi Goria e De Mita, contrapposti a Penati che vede la «città metropolitana» come fosse una formula magica che spetta per competenza alla Provincia. In entrambi i due scenari da lei tracciati, Tognoli, restano i sindaci, anche quello di Milano.
«Non può sparire il sindaco di Milano come tale, sarebbe un errore psicologico. E poiché i Comuni dovranno delegare una serie di competenze al governo metropolitano, e questo potrebbe provocare delle reazioni, credo auspicabile un’assemblea dei sindaci come camera di compensazione».