Toh, anche il Papa e Napolitano parlano di fiducia

«Non dobbiamo avere paura» ha detto Benedetto XVI nel Te Deum di fine anno. «Dobbiamo guardare in faccia i pericoli senza sottovalutarli, senza paura» ha detto il presidente Napolitano nel suo messaggio agli italiani. Questa duplice esortazione a non avere paura di un teologo tedesco issato al soglio di Pietro e di un ex comunista italiano issato al Quirinale non ha avuto nulla di ritualmente retorico. I discorsi del Papa e del Presidente sono stati incentrati sull’immane crisi - finanziaria, istituzionale e morale insieme - che attanaglia il mondo, e che stende ombre cupe sul futuro. Proprio perché l’emergenza è gravissima, da due protagonisti della scena pubblica sono arrivati non precetti consolatori che hanno l’efficacia d’un pannicello caldo su una gamba di legno, ma sollecitazioni severe. Alla «solidarietà e sobrietà di tutti» (Ratzinger), al «fare leva sui nostri punti di forza, sulle energie vive disponibili» (Napolitano).

Bisogna rivedere modelli di sviluppo che non hanno retto bene alle prove degli ultimi tempi. Si può perfino sperare che dalle macerie dei recenti crolli possa derivare una buona ricostruzione, un assetto più solido e giusto delle strutture economiche. So che le prediche delle massime autorità possono essere accolte con ironia se non con irritazione in chi è alle prese con tremendi problemi personali. Ma non vedo quale migliore indicazione sarebbe potuta venire da chi si rivolge non ai mercati ma agli individui, e alle loro coscienze.

In effetti il Papa e Napolitano hanno avuto larghi consensi bipartisan. È un buon segno, tra tanti segni cattivi. Non sottolineerò più che tanto il doppiopesismo di chi compuntamente elogia l’invito a una fiducia ragionevole se viene da Napolitano, e la bolla invece come vendita di fumo e imbroglio ciarlatanesco se viene da Berlusconi. Le conosciamo queste reazioni pavloviane, il sì e il no ad personam, e non ci stupiscono più: in circostanze come quelle che viviamo non hanno nemmeno tanta importanza.

Terra terra i moniti del Papa e di Napolitano possono essere sintetizzati nella formula: rimbocchiamoci le maniche, aiutiamoci l’un l’altro, ricordiamoci d’essere tutti sulla stessa barca. Da questa consapevolezza può derivare il senso di «corresponsabilità» cui ha fatto appello Napolitano, risparmiandoci per un giorno, grazie a Dio, l’abusata litania del dialogo.