Toh c’è Guareschi La sorpresa è la sua «Rabbia»

Anche la tecnica delle sitcom - meno le risate registrate - arriva in chiusura della Festa di Roma col film Juno (Giunone), prodotto da John Malkovich, diretto da Jason Reitman (figlio di Ivan, il regista canadese di Ghostbuster), ma soprattutto scritto dalla trentenne Diablo Cody, ex spogliarellista ed ex telefonista porno: lei ha ideato il personaggio di Juno, che avrà successo fra gli adolescenti adusi ai programmi di Mtv. Del resto la sua età e la sua vicenda si prestano a una raffica di séguiti... Juno (la canadese Ellen Page) è una liceale che resta incinta al primo rapporto con uno sbiadito compagno di scuola (Michael Cera), scelto più per esperimento che per amore. Lei pensa prima di abortire, poi si confida col padre (J.K. Simmons), devoto agli Dei romani, e con la matrigna (Allison Janney) e opta per dare in adozione il bambino a una coppia troppo perfetta per esser vera (Jason Bateman e Jennifer Garner). La vicenda è un pretesto per dare modo a Juno di sfoggiare un acre, ma fresco e malizioso senso dell'umorismo, che però è così disinvolto da dire più l'età attuale dell'autrice che dell'età adolescenziale dell'autobiografico personaggio.
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La Cineteca comunale di Bologna ha restaurato e la Festa di Roma ha ri-presentato - con un dibattito fra D'Alema e Dini - La rabbia (1963), documentario di montaggio in due parti: la prima firmata da Pier Paolo Pasolini, la seconda da Giovannino Guareschi. Giustapposizione di modi diversi d'interpretare Guerra fredda e decolonizzazione, viste da sinistra e da destra, La rabbia incassò cinque milioni di lire, poi sparì dalle sale di Genova (prima nazionale il 13 aprile 1963), Roma e Milano, dove era uscita il giorno dopo. Nelle altre città italiane il film non uscì. Riapparve in edicola, in vhs, con Il Borghese, una decina d'anni fa, presentato su quel numero del settimanale dal vostro critico. Ora sta per tornare, restaurato, in dvd (Minerva Rarovideo). Cinematograficamente e ideologicamente, La rabbia aveva e ha solo l'interesse della testimonianza; il suo significato come ricordo di un tipo umano, quello del patriota, s'è invece moltiplicato. Con le loro ingenuità, con le loro reciproche antipatie, Pasolini e Guareschi erano entrambi patrioti: amavano l'Italia - non il suo denaro. Se non della Rabbia, è di loro due e degli altri come loro che si sente un'immensa nostalgia.