Toh, i deputati si aumentano lo stipendio

da Milano

Anno nuovo, stipendio vecchio. Il tanto strombazzato «taglio» alle buste paga dei parlamentari è il primo dei sogni morti all’alba del 2008. A sorridere saranno i deputati, che a gennaio «rischiano» di ritrovarsi in busta paga 200 euro lordi in più grazie alla «solerzia» dei senatori.
A rivelarlo è il Sole24Ore di ieri: «La Camera dei deputati potrebbe fare dietrofront rispetto allo sbandierato taglio agli aumenti di stipendio dei deputati». Il trucchetto è nascosto nelle pieghe della Finanziaria approvata alla fine di dicembre, che ha deciso di bloccare gli aumenti degli emolumenti di Camera e Senato per tutta la legislatura «in ossequio alla richiesta di sobrietà di tutte le istituzioni». Poiché i senatori si sono opposti al congelamento degli scatti automatici, a differenza dei deputati, tra i due stipendi si è creato «un dislivello» che secondo il quotidiano economico non è ammissibile dal punto di vista giuridico. Ecco perché il no di Palazzo Madama - sottolinea il Sole - costringerà molto probabilmente la Camera «a tornare velocemente sui suoi passi».
È dunque possibile ipotizzare che alla fine di gennaio i 630 deputati potrebbero trovarsi una busta paga di 5.613,59 euro: ben 127 euro netti in più rispetto allo scorso anno. Alla faccia dell’austherity promessa dal premier Romano Prodi, che nel settembre del 2006 aveva chiesto ai gruppi parlamentari dell’Ulivo l’impegno a «ridimensionare i costi della politica». Una richiesta ribadita poi all’intera maggioranza solo pochi mesi dopo: «Non si è fatto abbastanza per ridurre i costi della politica. Ci giochiamo la nostra credibilità», aveva detto Prodi all’inizio del 2007. Altroché, qui si tratta di una colossale beffa per i lavoratori dipendenti e autonomi che solo qualche giorno fa si sono visti decurtare stipendio di dicembre e tredicesima dal diabolico conguaglio Irpef legato alle nuove aliquote fiscali volute dal viceministro ds Vincenzo Visco.
Adesso il fiammifero, secondo il quotidiano economico, ce l’ha in mano il numero uno di Montecitorio, Fausto Bertinotti, che ha «tre alternative»: «La prima, lasciare il disallineamento esponendosi a una molteplicità di ricorsi». Se la differenza tra le buste paga delle due Camere rimanesse tale, infatti, nulla vieterebbe ai deputati di fare ricorso (e di vincerlo) contro il vitalizio decurtato.
La seconda opzione sembrerebbe quella più probabile, visto che secondo il questore della Camera Severino Galante (Pdci), «l’allineamento con il Senato è scontato»: aumentare lo stipendio da questo mese, in modo da limitare i probabili contenziosi dei deputati al solo «mancato» aumento del 2007. La «terza via» è quella di fare un generale dietrofront, restituendo ai parlamentari anche gli arretrati dell’anno scorso mai corrisposti. «Regalando» altri euro ai deputati ed evitando i ricorsi, ma non una figuraccia clamorosa.
Resta in sospeso anche la questione del taglio ai rimborsi per gli ex parlamentari. Anche in questo caso c’è una «disparità» tra Camera e Senato. In ballo c’è un milione di euro l’anno sul quale al Senato non è stato votato alcun ordine del giorno che chieda di impegnarsi su questo fronte (così come è accaduto a Montecitorio). «Nulla è stato formalmente deciso», spiega il Sole24Ore, ma la questione è all’attenzione dei questori di Montecitorio. E pensare che il presidente del Senato Franco Marini aveva rivolto un appello a Bertinotti «per ridurre i costi della politica con un gesto forte». Forte come un no.
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