Toh, intercettano un generale e spunta subito il Cavaliere

Il premier nuovamente spiato mentre parla con Adinolfi, l’alto ufficiale delle Fiamme Gialle indagato nell’inchiesta sulla "P4". La conversazione fatta ascoltare da Tremonti sentito dai magistrati

Gian Marco Chiocci - Simone Di Meo

Si dirà (come sempre) che il bersaglio non era ovviamente lui, ma per l’ennesima volta Silvio Berlusconi è stato intercettato nel corso di un’inchiesta. Stavolta la sua voce compare nel procedimento sulla «P4» e sulle fughe di notizie. Il premier è stato ascoltato mentre parlava con Michele Adinolfi, capo di Stato maggiore della Guardia di Finanza (la cui utenza era sotto controllo perché indagato). La telefonata è stata fatta ascoltare a Tremonti nel suo incontro coi magistrati del 17 giugno scorso. Quattro giorni dopo è toccato al generale rispondere alle domande dei pm interessati, innanzitutto, ai suoi rapporti con Gianni Letta («Lo conosco da tanti anni e con lui ho avuto esclusivamente rapporti istituzionali nella mia qualità di capo di Stato maggiore della GdF»). Adinolfi ha rivelato di aver parlato con Silvio Berlusconi a proposito di alcune presunte «trame» nelle Fiamme Gialle contro Tremonti, che - come scrive il gip nella richiesta d’arresto per Milanese - aveva a sua volta denunciato l’esistenza di cordate interne al Corpo in vista della nomina del nuovo comandante generale.
«Io della vostra indagine non so nulla», dice Adinolfi, «se non quello che ho appreso dal generale Bardi (anche lui indagato, ndr) quando... dopo l’estate del 2010 venne a riferire in uno dei periodici rapporti al comandante generale, generale Di Paolo... ricordo che in tale occasione, caso ha voluto che io fossi presente e che ebbi modo di apprendere che presso la Procura di Napoli pendeva un procedimento penale riguardante Bisignani e l’onorevole Papa nell’ambito del quale erano state effettuate intercettazioni attraverso schede intestate a persone diverse dagli utilizzatori; non ricordo in questo momento se, in tale occasione, caduta nel settembre/ottobre 2010, il generale Bardi parlò anche del merito di questa indagine».
Adinolfi parla poi di Pippo Marra, direttore AdnKronos, anche lui indagato («È il mio migliore amico e abbiamo una consuetudine quotidiana») e di Bisignani, su cui è lapidario: «Non l’ho mai conosciuto né ho mai voluto conoscerlo». Ammette però l’amicizia con Milanese, con cui «fino al novembre 2010 ho avuto cordiali rapporti di consuetudine, vuoi perché ex ufficiale della Finanza vuoi perché buon amico e vuoi perché consulente del ministro Tremonti. A novembre e dicembre 2010 è venuto meno il corretto rapporto di consuetudine sia personalmente tra me e Milanese che più complessivamente tra il Gabinetto del ministro delle Finanze e il Comando generale. Non so spiegarmi perché da voci diffuse ho appreso che lui mi ritenga responsabile delle sue vicissitudini giudiziarie e mediatiche... oggettivamente posso dire che sia a Natale che a Pasqua ho cercato di fargli gli auguri ma lui né mi ha risposto né mi ha cercato di contattare in seguito».
Sulla data della famosa cena sulla presunta fuga di notizie, precisa: «Escludo di avervi partecipato in quel periodo (Milanese la colloca tra il settembre/ottobre 2010): ricordo che una cena in tale formazione ci fu nel dicembre del 2009 (quando, dunque, non era ancora partita l’indagine P4)… lo ricordo perché il figlio di Pippo Marra, Pietro, non stava bene e quindi la madre del bambino non c’era perché era al Bambin Gesù». E aggiunge: «Credo di aver incontrato Milanese l’ultima volta a settembre del 2010 in occasione di una cena che ho fatto per Lazio-Milan... e per ciò che riguarda le dichiarazioni rese dal Milanese in ordine al fatto che io avrei mandato il Marra ad avvertire il Bisignani dell’indagine sul suo conto, respingo categoricamente l’addebito». Quanto a Papa, aggiunge: «Ho visto l’onorevole frequentare il Comando generale; l’ho rivisto intorno al gennaio di quest’anno quando è venuto a trovarmi lamentandosi del fatto che era sotto pressione e che stavano svolgendo indagini sul suo conto».
Poi, quasi en passant, arriva la domanda sul Premier. «Ho conosciuto il presidente del Consiglio Berlusconi da capo di Stato maggiore e con lui ho sempre solo avuto rapporti istituzionali; ho incontrato Berlusconi all’Aquila e prima ancora quando mi sono insediato; l’ho rivisto quindici giorni poiché mi ha mandato a chiamare, dicendomi che il ministro Tremonti gli aveva fatto una “strana battuta” allusiva paventando il fatto che io tramassi ai suoi (del ministro) danni; in tale occasione ha chiamato Tremonti davanti a me e lo ha rassicurato». L’ultima richiesta di chiarimenti è su Bardi: «So che il generale Bardi è stato sentito da voi dal momento che l’ha comunicato lui stesso».