Toh, la ronda di Napoli è un (vero) Supereroe

IL TIPO Ha 31 anni, da due pattuglia le strade della città. Ma non spara, non uccide e non picchia

L’ultimo supereroe moderno che conoscevo, fino all’altro giorno, era Capitan Ventosa. Tuta gialla elasticizzata, salvagente adiposo sui fianchi, sturalavandini in testa, gira in lungo e in largo per conto di Striscia la notizia, cercando di risolvere crucci e problemi dell’Italia minore. Credevo fosse monopolista, nel settore, ma grazie al «Riformista» scopro di dover improvvisamente rivedere tutta la questione: a Napoli c’è un altro supereroe che gli fa concorrenza. Il suo costume è verde chiaro con maniche scure, porta pantaloni neri e stivali marroni, non ha mantello e si nasconde sotto un cappuccio neroverde. Il suo nome è Entomo, che significa Insetto. Anch’egli combatte dalla parte del bene, contro il male. A renderlo molto differente da Capitan Ventosa non sono però i dettagli del nome o del costume. La vera differenza è che lui non ha alcuna voglia di scherzare.
Chiaro: se una storia così fosse pubblicata il primo di aprile, tutti penserebbero al solito scherzone della notizia burlona. Ma anche se manca poco al giorno del pesce, siamo molto lontani dal genere parodia. In giro per Napoli c’è un tizio mascherato - tutto l’anno, non solo a Carnevale - che alla bella età di 31 anni, cioè adulto e consapevole, combatte una sua battaglia di giustizia, muovendosi come in un fumetto. Con alto sprezzo del pericolo, e anche un po’ del ridicolo, vaga nei meandri oscuri della città per sgominare i diabolici piani dei farabutti. Non spara, non uccide, non malmena: fa solo da deterrente, mettendo in fuga i criminali con la sola sorpresa del suo intervento. Come ruolo, come finalità, come idea sembra un tipo perfetto per le nuove ronde di Maroni, ma non vuole assolutamente che nessuno lo accosti a questo genere di formazione anticrimine.
Non a caso, restando come i Batman e i Superman rigorosamente coperto dall’anonimato, chiarisce subito di appartenere alla schiera scelta dei Supereroi mondiali, una specie di Rotary della sicurezza che esiste davvero. Duecento gli esemplari distribuiti sul pianeta Terra. Sono i «Real Life Superhero»: vestono come gli eroi dei fumetti, aderiscono a regole severissime, hanno in SuperBarrio Gomez - di Città del Messico - il leader più prestigioso, e soprattutto non temono d’essere internati alla neuro. Ovviamente è inutile che ci mettiamo subito col naso all’insù per avvistarne uno. Trattandosi di persone reali e normali (oddio, normali: ndr), non transitano sopra i grattacieli come volatili umani. Altrimenti sai che traffico e che frontali. Queste sono sciocchezze da film: loro agiscono con scrupolo tenendo sempre i piedi per terra. Fisicamente, almeno.
A questo punto sento però il dovere tassativo di cedere per un po’ la parola al rappresentante italiano: il discorso diretto di Entomo spiega più di tanti racconti riportati.
Prima, gli inizi: «Ho sempre sentito dentro di me l’impulso di aiutare il mondo. È nel mio Dna, quindi indimostrabile. Non ho bandiera politica: rappresento me stesso e coloro che credono in certi ideali. Ho cominciato nel 2003, ispirandomi ai miei eroi: SuperBarrio Gomez, Satoru Sayama (il primo Tiger Mask), Bruce Lee. Gente che ha segnato in modo indelebile la mia adolescenza...». Non solo in modo indelebile, dirà qualcuno. Ma vediamo di non cominciare con la stupida ironia. E andiamo avanti.
Cosa dice di sé: «Ero un ragazzo normale, per certi versi privilegiato. Perspicace, sensibile, con un grande senso di responsabilità. La molla di Entomo è stata sempre con me. Quando è arrivata l’ispirazione, ho capito cosa dovevo fare».
La prima volta: «Il 2 marzo 2007. La mia prima pattuglia in costume rudimentale. Non è successo nulla, non ho salvato nessuno, ma almeno ho vinto la mia grande sfida: uscire allo scoperto». Incolume, senza finire ricoperto di legnate, aggiungerei sommessamente come osservatore neutrale.
Azione e finalità: «Pattuglio le strade della città, di giorno e di notte. Non sono un vigilante, non mi sostituisco alla legge. Fermo i piccoli crimini che posso fermare, altrimenti avverto anonimamente la Polizia. Combatto contro l’individualista che mangia il prossimo per tornaconto personale. Contro le persone che fanno del male, nonostante possano scegliere di evitarlo. Combatto contro il consumismo».
Il simbolo, l’insetto: «Non è un simbolo, è una seconda natura. Come gli insetti posseggo riflessi incredibili, nonché alcuni talenti che la scienza tradizionale non può spiegare. So captare nelle persone sfumature psicologiche sconosciute ai più. Io chiamo questa facoltà Parallelogramma: nemmeno io la comprendo appieno». E meno male che siamo in due.
La tecnica: «Agisco solo. Non posso parlare del mio equipaggiamento per ovvi motivi. Comunque è in continua evoluzione. Devo sempre allenarmi, non posso abbassare la guardia. So che per la legge un uomo non può circolare mascherato, così faccio in modo di non incrociarmi mai direttamente con la Polizia. Comunque io non amo la violenza gratuita e ingiustificata. Pratico una tecnica chiamata Krav Maga. Cerco di disarmare il nemico senza ferirlo. Molte volte ho affrontato dei teppisti basandomi sulla velocità. Generalmente desistono. Il costume gioca da diversivo. Sorprende, distrae». Ma va?
Il sogno: «Intanto lavoro, investigo, pattuglio. Il nostro movimento è nato solo nel 2000: siamo ancora pochi, ma cresceremo di numero. La gente è con noi: spesso, dopo il mio intervento, ho raccolto applausi. Il fine è chiaro: bisogna salvare il mondo».
L’importante precisazione, a scanso di equivoci: «Non sono un esaltato. Non sono un mitomane».
Mettiamo le cose in chiaro: se qualcuno, a questo punto, ha voglia di ridere, lo fa a suo rischio e pericolo. I Supereroi hanno solo un difetto: si prendono molto sul serio. Ce ne sono alcuni che si fanno chiamare Napoleone e agiscono con costumi molto strani, tipo camicia di forza. Non tollerano d’essere contraddetti.