Toh, è tornato il fronte del no: contro il nucleare Petrolio e tasse, tutti i costi del caro bolletta

La svolta di Scajola scatena
l’opposizione tra allarmismi e tesi
strampalate. Sembra di tornare all’87: come prima, più di prima. Basta pronunciare la parolina magica, "Nucleare", e viene giù il mondo. "Meglio il vento e
il sole&quot;. &quot;No, serve il fotovoltaico&quot;. <a href="/a.pic1?ID=264222" target="_blank"><strong>Bolletta della luce: ecco i costi</strong></a>

La bomba, la bomba! Si salvi chi può. È l’apocalisse, l’Armageddon, la guerra dei mondi, l’independence day, il giudizio universale. Roba che Hiroshima in confronto è un gavettone. Sembra di tornare all’87: come prima, più di prima. Basta pronunciare la parolina magica, «Nucleare», e viene giù il mondo. Da quando il ministro Scajola si è messo a parlare di atomi, abbiamo contato qualcosa come 400 agenzie di stampa messianiche. Presidenti, segretari, assessori o semplici passanti: tutti pronti a riparare sugli Appennini pur di scampare al terribile inverno nucleare. Eccovi un primo assaggio. La governatrice del Piemonte Bresso dichiara: «Saremo contaminati». Il Wwf si dispera: «Ci sono le scorie». E i verdi si lasciano prendere la mano: «Un incidente può distruggere la vita per secoli». Capito come siamo messi? Scajola che distrugge la vita per secoli: per carità, ha fatto i suoi sbagli, ma certo che ci vuole fantasia.
Eppure le reazioni (ben poco nucleari) sono queste. Pentitevi, purificatevi, dite le vostre preghiere, che tra un quarto d’ora saremo vaporizzati dal plutonio di Berlusconi. Legambiente strilla: «È pura follia». Emma Bonino scappa: «Non è la strada migliore». Paolo Cento detto Er Piotta barrisce: «Scelta scellerata». Da ultimo il presidente della Puglia Nichi Vendola: «Scelta perdente».
Tutte opinioni legittime, per carità. Il bello è che, quando impazza il mal d’uranio, diventano tutti di botto luminari della fisica. Gente che mastica pane e positroni fin dalla più tenera età. Così, se il governatore toscano Martini vuole «le energie rinnovabili», la già citata Bresso preferisce «le biomasse», Lombardi (Prc) vuole «il fotovoltaico», mentre Ermete Realacci, in quanto etereo ministro ombra, vuole «puntare sul gas». Antonio Di Pietro ci espone la sua tesi scientifica con mirabile sintesi: «È meglio il sole e il vento». E pure Giovanna Melandri, dall’alto della sua esperienza, riconosce che «L’Italia è il Paese del sole, dunque...». Come vedete tutti pareri altamente qualificati: Zichichi, a confronto, diventa un cartomante. Ludovico Vico del Pd discetta: «La fissione nucleare non risolve gli incidenti». Vittorio Cogliati di Legambiente fa un discorso pacato: «E basta sbandierare atomi a destra e a manca». Mentre Nicola Conenna, dell’Università dell’Idrogeno (ma esiste davvero un’università dell’idrogeno?) dichiara a sorpresa: «Se adoperiamo l’uranio, l’uranio si esaurirà». Che dire? Un ragionamento limpido come l’idrogeno.
Ma c’è poco da fare. L’energia atomica è un po’ come la meteorologia: tutti si sentono in diritto di metterci bocca. Persino Pecoraro Scanio resuscita dalla monnezza per dirci che «le centrali appartengono al passato» (e lui allora?). Financo l’assessore altoatesino Michl Laimer è disceso dai monti per farci sapere che «L’atomica è roba vecchia». Addirittura gli Ecologisti Sardi (?) sbarcano in continente per protestare contro le centrali.
E dunque? E dunque siamo accerchiati da novelli premi nobel. Che in alcuni casi, per salvare la pelle dall’olocausto di centrodestra, non vedono l’ora di passare alle mani. GreenPeace minaccia battaglia: «Questa è una dichiarazione di guerra». Walter Mancini, rifondarolo, abbandona l’anticapitalismo per affrontare «la battaglia anti-atomo». E il solito no global Caruso puntualizza: «Vogliono avvelenare tutti, dovranno passare sui nostri corpi» (ma non si disturbi: ci basterebbe il suo). Perlomeno gli ambientalisti di Padova sono stati spiritosi: per combattere «il riscaldamento globale», si sono messi a sfilare in boxer. Se non altro, ne hanno approfittato per rinfrescarsi le idee.
In ogni caso, il premio originalità va ad Alfiero Grandi (Sinistra Democratica) che ci ha pensato per ore e poi ha detto: «Perché non facciamo un referendum?». Mentre è inappuntabile la proposta di Pino Sgobio (Prc): «Il no di ventuno anni fa è ancora attuale».
Per capire quanto veramente sia ancora attuale il referendum dell’87 che ci ha fatto chiudere col nucleare, basta leggersi l’indagine del Telefono Blu: la maggioranza degli italiani - dicono - è pronta a ripensarci. Un altro sondaggio dalla rivista «Observa Science» dice che i favorevoli stanno superando i contrari. Segno che forse, il fronte del no si sta sciogliendo nella sua ignoranza. Quella sì, veramente atomica.