Tokio, tracollo elettorale di Abe ma il premier resta al suo posto

I conservatori perdono la maggioranza, senza conseguenze per il governo Però si dimette il segretario del partito

I liberaldemocratici giapponesi, da oltre mezzo secolo al governo da soli o in coalizione, hanno perso ieri le elezioni di medio termine al Senato, o Camera alta, battuti da un’opposizione guidata da un transfuga e che riunisce nel Partito democratico ultra-conservatori, pacifisti, falchi, ex socialisti, modernizzatori, tradizionalisti, liberisti e statalisti.
Il Senato è largamente cerimoniale e politicamente poco rilevante, dato che nomina del premier e del governo e approvazione delle principali leggi, come il bilancio, spettano solo alla Camera bassa, dove la coalizione governativa guidata da Shinzo Abe, 52 anni, conserva una solida maggioranza. Il premier, infatti, non si dimetterà, e ha dichiarato che pur riflettendo sul risultato elettorale, resterà al suo posto. La responsabilità della sconfitta se la assume il numero due del partito, il segretario generale Hidenao Nakagawa, che ha offerto le sue dimissioni. In passato altri due premier, nel 1998 e nel 1989 furono costretti alle dimissioni per aver perso le elezioni alla Camera alta. Abe resta per ora perché nessuno, nelle lotte interne, se la sente di spodestarlo e rilanciare il partito nell’attuale difficile situazione. Si prefigura comunque una certa instabilità non solo per il governo, ma anche per l’opposizione, le cui diverse e opposte componenti sono già in lotta tra loro.
Composto di 242 membri, il Senato è rinnovato per la metà ogni tre anni. Secondo le proiezioni, su 121 seggi in palio, 36 vanno ai liberaldemocratici, 8 ai buddhisti loro alleati nel governo; 59 al partito democratico del Giappone; 3 ai comunisti e il resto a gruppi minori. La coalizione di governo avrà quindi complessivamente 103 seggi contro i 135 dell’opposizione, mentre 4 sono ancora da assegnare. Il partito democratico sale da 81 a 108 seggi complessivi, diventando il maggiore in Senato, spodestando i liberaldemocratici scesi da 110 seggi a 82, mentre i buddhisti calano da 23 a 19, e i comunisti da 9 a 7. I votanti sono stati oltre il 58 per cento.
Benché ininfluente costituzionalmente, il voto è comunque una severa sconfitta per Abe, dovuta a scandali e paradossalmente a una modernizzazione della vita e del costume politico imposta dal suo predecessore, Junichiro Koizumi. Spigliato e giovanilista, fortemente filo-americano, spicciativo nelle lotte interne verso intoccabili notabili, Koizumi, rimasto al potere per oltre cinque anni fino al settembre 2006, ha attuato politiche di attenzione alle masse urbane, alienando ai liberaldemocratici il tradizionale sostegno nelle campagne: lotta a clientelismi localistici, stop alla pratica di costosi e superflui lavori pubblici, riduzione dei pesanti sussidi all’agricoltura, apertura a prodotti agricoli dall'estero. Si è votato con il metodo italiano del Mattarellum, seggi assegnati in parte per collegi uninominali e in parte col proporzionale. È soprattutto nei collegi che il partito democratico ha fatto man bassa, guidato da una vecchia volpe come Ichiro Ozawa, 65 anni, esperto di clientelismi e di polso delle campagne, dove ha promesso il rovesciamento delle attuali politiche governative. Già uomo forte del partito liberaldemocratico, deputato e ministro, Ozawa ne uscì nel 1992 per fondare un suo partito. Nel ’93 fu il grande tessitore dell’unico governo senza i liberaldemocratici, capeggiato da un socialista, il cui partito ne uscì distrutto. Sostenitore di un ruolo internazionale del Giappone e di un sistema bipartitico, dopo varie esperienze, l’anno sorso è diventato capo del partito democratico, in cui sono confluiti vari gruppi, frontalmente opposti tra loro. L’affermazione elettorale li farà esplodere.