Tokyo, boom di fallimenti: +21%. Il Nikkei crolla

La Borsa di Tokyo chiude la seduta
toccando il suo punto più basso da 26 anni sulla
scia del deficit record delle partite correnti registrato dal
Giappone a gennaio. Ma a preoccupare maggiormente è il numero dei
fallimenti di imprese che balza del 21%

Tokyo - La Borsa di Tokyo ha chiuso la seduta odierna toccando il suo punto più basso da oltre 26 anni, sulla scia del deficit record delle partite correnti registrato dal Giappone a gennaio. Ma a preoccupare maggiormente è il numero dei fallimenti di imprese che è balzato del 21%.

Bilancia in rosso La bilancia dei pagamenti del Giappone torna in rosso dopo 13 anni a gennaio. Il deficit corrente è al livello record di 172,8 miliardi di yen (1,8 miliardi di dollari). È la prima volta dal gennaio 1996 che le partite correnti nipponiche tornano in rosso. Lo yen forte riduce il valore degli investimenti oltreoceano, anche le entrate correnti calano del 31,5%. Solo 10 mesi fa il surplus corrente era salito al livello record di 1.960 miliardi di yen. Ma a preoccupare maggiormente è il numero dei fallimenti di imprese che è balzato del 21% in febbraio rispetto allo stesso mese del 2008 a quota 1.131 società. Si tratta della nona volta consecutiva che l’indice fa registrare oltre mille chiusure di attività ed è la sesta volta consecutiva che il raffronto su base annuale fa registrare un aumento.

Il Nikkei ai minimi da 26 anni L’indice Nikkei dei 225 titoli guida perso 87,07 punti, pari all’1,21% per cento, scendendo a 7.086,03 punti, il livello più basso dal 6 ottobre 1982. Dopo un inizio di seduta al rialzo, grazie ai cacciatori di buoni affari, il mercato è tornato in rosso quando sono stati annunciati i dati sul deficit. Il ministro delle Finanze ha dichiarato che in gennaio il Paese ha registrato un deficit delle partite correnti di 172,8 miliardi di yen (1,4 miliardi di euro), il primo da 13 anni, a causa del crollo delle esportazioni e della diminuzione dei rendimenti dei suoi investimenti all’estero. A gennaio, le esportazioni giapponesi sono crollate del 46,3% rispetto allo scorso anno, toccando i 3,28 migliaia di miliardi di yen, mentre le importazioni hanno registrato un calo del 31,7%, fino a 4,13 migliaia di miliardi di yen. Il Giappone ha subito un deficit commerciale di 844,4 miliardi di yen, contro un’eccedenza di 71,3 miliardi dell’anno prima. Le esportazioni negli Usa sono crollate del 52,2%, quelle verso l’Europa del 47,4%, mentre quelle in Asia del 46,7%. Solo il settore auto ha perso il 66,1%, contro il 52,8% della componentistica elettrica. "Ci troviamo esposti all’attuale deficit a causa del crollo delle esportazioni - ha detto il ministro Michito Yamagami - le nostre esportazioni nelle zona chiave, tra cui Stato Uniti, Europa e Asia, hanno registrato un calo a causa del peggioramento dell’economia globale". Il conto degli investimenti diretti ha presentato un deficit di 293,2 miliardi di yen, stando a indicare che i giapponesi hanno investito all’estero più di quanto gli stranieri abbiano fatto in Giappone. Un anno prima, il conto presentava un deficit molto più elevato, di 827,8 miliardi. La bilancia degli investimenti di portafoglio ha riportato un deficit di 1,53 migliaia di miliardi, contro un deficit di 3,92 di migliaia di miliardi dell’anno prima.