Tokyo chiude le frontiere alla "bufala"

Le conseguenze della crisi della munnezza: dopo il blocco all’import della Corea del Sud, uno stop alle importazioni arriva anche da Giappone e Taiwan.

Il dottor Pasquale Campanile Castaldo della Asl di Caserta è bersagliato dalle telefonate. Ma lui non si sbottona. Solo tra quindici giorni arriveranno i risultati degli esami dei 127 campioni di latte di bufala casertani prelevati dai Nas e solo allora si scioglieranno tutti i dubbi. Per ora lui resta ottimista: «Un rapporto dell’Agenzia di protezione dell’ambiente ha accertato che sul territorio campano i livelli di contaminazione da diossina sono sovrapponibili a quelli delle altre regioni italiane ed europee. Quindi io non farei tutti questi allarmismi».

Il pericolo diossina, dunque, potrebbe rientrare da qui a poco, ma ormai è irrimediabilmente danneggiata a livello internazionale l’immagine partenopea legata prima alla spazzatura e ora alla mozzarella di bufala sospettata di nascondere contaminazioni di diossina dovute ai roghi dei rifiuti. Dopo il blocco all’import della Corea del Sud, uno stop alle importazioni arriva anche da Giappone e Taiwan. Ufficialmente, solo per permettere più controlli sul prodotto. «Siamo sbigottiti - dice il presidente del Consorzio, Franco Consalvo - i controlli ci sono e garantiscono il consumo sicuro della mozzarella di bufala».

Ma il tam tam mediatico rischia di mettere in ginocchio un settore dove lavorano 20mila persone e che ha già provocato grandi flessioni di consumo anche interno. Nelle grandi città del nord spuntano agli angoli delle strade camioncini pieni zeppi di mozzarella di bufala a prezzi stracciati e nessuno si ferma a comprarla. Eppure la mozzarella in circolazione è controllata quotidianamente mentre le aziende produttrici di latte di bufala sotto inchiesta sono bloccate e il loro latte non può circolare. Ma la paura collettiva non ha confini nonostante la Commissione europea abbia ammesso che le analisi non hanno fatto emergere alcun allarme per livelli inaccettabili di diossina e Pcb (policlorobifenili) in cibi e mangimi provenienti dalla Campania. «Inoltre - si legge in una nota della Commissione - più di 100 campioni di mozzarella di bufala sono stati prelevati alla fine del 2007. E i risultati saranno disponibili alla fine di marzo quando le autorità italiane dovranno dare spiegazioni più dettagliate sugli ultimi esami effettuati a Caserta». Lo stato di allerta resta alto, dunque, ma gli esperti tentano di smorzare la polemica. E qualcuno adombra un tentativo di boicottaggio delle esportazioni italiane.

«Questa storia non mi convince per niente. Mi fa un po' ridere che i coreani ci diano lezioni di sicurezza alimentare». Il nutrizionista Giorgio Calabrese, membro del cda dell’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, è fortemente scettico: «Come mai quel governo non ci ha detto esattamente quanta diossina hanno trovato? Il limite è di 3 picogrammi, ma se si arriva a 3,2 o 3,3 è davvero uno sforamento minimo».