Tolgono anche il simbolo pur di metterci la faccia

Giusy Giani scrive tanti slogan ma mantiene il mistero sul suo partito

Meno male che ci sono le quote rosa. Meno male che ci sono più donne al muro. Sui manifesti, ovvio. Un tocco di novità lo assicurano tra tante facce tutte o quasi uguali, con i soliti colori, con le solite lanterne e i soliti orizzonti azzurrini.
Sì, a volte quasi fanno strabuzzare gli occhi. In mezzo a tutti i candidati spiccano due volti, due volti di donna. E sembra quasi che l’incaricato delle affissioni abbia fatto uno scherzo. Possibile che sia finito proprio lì l’annuncio di una serata danzante nella discoteca dell’entroterra che offre musica dal vivo? Ma no, è solo che in questa campagna elettorale non sembra vero trovare un viso come quello di Marylin Fusco, capelli nero corvino, occhi penetranti verso l’obiettivo, come le star. Che poi, in fondo, la storia della balera non è poi neppure tanto azzardata. Anche nel suo stesso Ulivo molti temono che lei faccia ballare più di un concorrente, forte come è di tanti voti da caserma (senza stellette), potendo contare sull’appoggio del poliziotto prestato alla politica, Giovanni Paladini. Al manifesto ROCKSTAR, voto 6.5.
L’altra donna invece è davvero un’ENIGMISTA: 4. Più facile risolvere un sudoku con un solo numero noto che capire cosa ci faccia il manifesto di Giusy Giani tra quelli dei candidati. La sua espressione rassicurante sarebbe anche positiva per una politica a caccia di voti. Ma gli spazi liberi sulla carta sono riempiti da slogan: «Ascolto di chi ha bisogno, solidarietà per chi è a disagio, sensibilità di donna per il buongoverno del Municipio Valbisagno (quale dei due, ndr?)». Ma un centimetro quadrato per dire di che partito è, e a quale carica aspira, non riusciva a trovarlo?
Non usano le parole spesso abusate Manuela Cappello e Roberto Foglino. Loro preferiscono dimostrare coi fatti di essere contro gli sprechi. E così prendono i manifesti con il simbolone dell’Italia dei Valori - Lista di Pietro e ci appiccicano sulla parte bassa dei fascioni di carta gialla con i loro nomi stampati. Una campagna da veri GENOVESI: 4/5. E visto che un po’ di spazio avanza, scrivono anche che «è l’ora di cambiare la vecchia politica con nuove energie “pulite”». Sì, «pulite» lo scrivono tra virgolette, come se non ci sia proprio da prenderli alla lettera.
A vederlo in faccia, Nicola Bisso è certo uno dei candidati più giovani alla presidenza della Provincia. Eppure punta la sua campagna sull’annuncio di un «ritorno» che assomiglia al titolo di un film dell’orrore: «Torna la Dc, torna rinnovata, torna anche tu». Un po’ troppo da RIPESCATO: 6 per (probabilmente) non esserlo.
Sì, d’accordo, ci sono il Bigo déjà vu e il classico Porto sullo sfondo. Ma si intravvede anche quel centro storico che forse nessuno si è mai vantato di avere alle spalle su un manifesto elettorale. Sergio Maifredi, regista del Teatro della Tosse e candidato di Forza Italia in Comune, mette a disposizione le sue esperienze per «una nuova regia per Genova». SPETTACOLARE: 7. Non da intendersi nel senso di entusiasmante, ma almeno di uno che sa fare spettacolo e non vuole promettere cose diverse.
(2 - continua)