La tolleranza? È una gentile menzogna

Siamo pecore prudenti; vogliamo aspettare di vedere in quale direzione si muove il branco, e poi ci uniamo al gregge. Abbiamo due opinioni: una privata, che tutti abbiamo paura di esprimere, e un'altra – quella che usiamo - che ci obblighiamo a indossare per compiacere Mrs. Grundy \, finché l'abitudine non (...)

(...) ce lo rende confortevole, e il modo di difenderlo ce lo rende amabile, adorabile, e dimentichiamo quanto pietosamente ce lo siamo procurato.

Guardate la politica. Guardate i candidati che detestiamo per un anno, e per cui l'anno dopo abbiamo paura di votare contro; che ricopriamo di indecenze inimmaginabili, per un anno, per trovarsi l'anno dopo sul pubblico podio e nell'adorazione - e continuiamo a farlo finché la consueta chiusura dei nostri occhi di fronte alle prove dell'anno scorso non ci riporta all'odierna stupida e sincera fiducia nelle credenze di quest'anno. Guardate alla tirannia del partito - a ciò che si chiama fedeltà al partito, lealtà al partito -, una trappola inventata da uomini astuti per interessi privati - e che trasforma gli elettori in greggi, conigli, schiavi e tutto mentre i loro padroni e loro stessi gridano stupidaggini su libertà, indipendenza, libertà d'opinione, libertà di parola, onestamente all'oscuro di questa fantastica contraddizione; e dimenticando, o ignorando, che i loro padri e le loro chiese hanno urlato le stesse bestemmie una generazione prima, quando chiudevano le porte in faccia allo schiavo braccato, picchiando una manciata di difensori dell'umano con bibbie e sfollagente, prendendosi insulti e leccando i piedi al suo padrone del Sud.

Se vogliamo imparare davvero cos'è la razza umana, basta osservarla in tempo d'elezioni. Tempo fa mi capitò d'incontrare un ecclesiastico di Hartford, il quale cominciò a parlarmi di questo nuovo candidato - denunciandone la nomina con parole forti e franche -, parole rinfrescanti per la loro indipendenza e il loro vigore. Mi disse: «Dovrei essere orgoglioso, forse, perché questo candidato è un mio parente; invece sono umiliato e disgustato, perché lo conosco bene - sono di famiglia - e so bene che è un mascalzone senza scrupoli e che lo è sempre stato». Avreste dovuto sentire questo stesso sacerdote presiedere una riunione politica quaranta giorni dopo, e promuovere e perorare ed entusiasmarsi - e avreste dovuto sentirlo raffigurare il carattere di quello stesso candidato. Avreste pensato che stesse parlando del Cid, Gran Cuore, Sir Galahad e il cavaliere senza macchia tutti messi insieme. Era sincero? Sì - in quel momento; e proprio qui sta il pathos e la disperazione di tutto; questo ci mostra per quale banale prezzo un uomo può insegnare a se stesso una menzogna, e imparare a crederci, quando egli capisce, in base alla deriva del gregge, che quella è la cosa popolare da fare.

Egli crede dunque alla sua menzogna? Oh, probabilmente no; non ha altri scopi per lui. È stato solo un incidente di passaggio; l'ha usata al momento giusto, poi è tornato di nuovo alle cose serie della sua vita.

E che misera bugia è quella che insegna che l'indipendenza di azione e opinione è apprezzata negli uomini, ammirata, onorata, premiata. Quando un uomo lascia un partito politico, viene trattato come se fosse proprietà del partito, come se avesse il catenaccio da schiavo, come la maggior parte degli uomini di partito chiaramente hanno - ed è come se avesse derubato se stesso e fosse scappato con qualcosa che non gli apparteneva. E viene calunniato, deriso, disprezzato, elevato alla pubblica onta e disgusto. Il suo carattere viene assassinato senza rimorsi; nessun mezzo, per quanto vile, è risparmiato per ferire la sua attività e la sua proprietà. Il predicatore che butta un voto per amor di coscienza corre il rischio di morire di fame. Ed è giustamente servito, perché ha insegnato il falso - che l'uomo rispetta e onora l'indipendenza di pensiero e azione. \

Tutte le chiacchiere sulla tolleranza, in ogni cosa e dovunque, sono chiaramente una menzogna gentile. Non esiste. Non è nel cuore dell'uomo; ma inconsciamente, e per ammuffita abitudine ereditata, blatera e sbava dalla bocca di tutti quanti. L'intolleranza è tutto per sé, e niente per gli altri. La molla della natura dell'uomo è esattamente questo egoismo. Lasciamo perdere tutte le altre menzogne, per amor di sintesi. Considerarle non proverebbe nulla, a parte il fatto che l'uomo è ciò che è - amorevole verso il suo, amabile per il suo - la sua famiglia, i suoi amici - altrimenti è il ronzante, indaffarato e triviale nemico della razza - che indugia nel suo piccolo giorno, lascia il suo piccolo sporco, si raccomanda a Dio e poi si spegne nelle tenebre, per non tornare mai più, senza mandare alcun messaggio indietro - egoista, anche nella morte.

Commenti
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liberopensiero77

Lun, 22/09/2014 - 14:06

Non so chi Lei sia signor Mark Twain, sono però certo che questo è un articolo inqualificabile, l'esaltazione dell'egoismo e della menzogna, e della natura ferina dell'essere umano. Thomas Hobbes ne sarebbe felice: homo homini lupus, diceva, e così legittimava il potere assoluto e lo Stato totalitario. E con certi concetti sulla natura umana non si può che preferire lo Stato totalitario, non certo lo stato liberale, dove la Tolleranza (non il buonismo, che è cosa diversa), conquistata a prezzo di dure battaglie secolari, non può che essere un valore alla base della civile convivenza. Si studi Locke (Lettera sulla tolleranza), signor Mark Twain, e ancor di più Voltaire (Trattato sulla tolleranza), e forse comincerà a vedere un po' di luce nel Suo mondo di Tenebre ...