Tolleranza zero, anzi meno uno

Tre giornate a Zinedine Zidane, due a Marco Materazzi. Complimenti vivissimi a Herr Sepp Blatter, il colonnello svizzero in pensione che regna sul calcio mondiale dal 1998 e che si è già ricandidato alle elezioni del 2007: va capito, rinunciare a uno stipendio (lordo) annuo che sfiora il milione e mezzo di euro non è facile per nessuno. Complimenti perché è riuscito a rovinare uno dei più bei campionati del mondo della storia del calcio. Uno dei più belli non (o almeno non solo) perché è stato meritatamente vinto dall’Italia ma anche perché è stato disputato all’insegna della «tolleranza zero». Una tolleranza zero nei confronti dei calciatori violenti, del gioco violento, delle sceneggiate in campo. Una severità e una inflessibilità da parte degli arbitri che ci piacerebbe vedere anche negli stadi di casa nostra. Da questo punto di vista il comportamento degli azzurri in Germania è stato esemplare: uno soltanto, fra gli uomini di Lippi si è reso protagonista di un gesto violento. E quando a Daniele De Rossi per la gomitata allo statunitense Mc Bride sono arrivate quattro giornate di squalifica nessuno, nella nazionale, sui giornali, nel Paese, ha difeso il romanista. Anzi. Così com’era successo per Francesco Totti quando, agli europei del 2004, fu squalificato per quattro turni per aver sputato al danese Poulsen che in campo gliene aveva fatte, fisicamente, di tutti i colori.
Ma stavolta c’era di mezzo Zinedine Zidane, c’era di mezzo tutta la Francia, Chirac in testa, a proteggere il figlio di emigrati algerini nato e vissuto nella banlieu di Marsiglia. E quindi andava difeso perché chi nasce in quei ghetti prosperati all’ombra della politica francese sull’emigrazione va protetto sempre e comunque come, purtroppo, hanno sentenziato e continuano a sentenziare pure alcuni politici e alcuni intellettuali di casa nostra.
Bene, anzi male. La Fifa di Sepp Blatter ha così messo praticamente sullo stesso piano una provocazione verbale e una testata. I calciatori sono avvisati: d’ora in poi, dopo aver dato un calcione, un pugno, una gomitata o, naturalmente, una testata, a un avversario, basta che dicano di essere stati provocati e il gioco è fatto. Che se poi vogliamo vederla tutta il vero provocatore è stato Zizou che, per primo, si è rivolto ironicamente a Materazzi dicendogli con un certo disprezzo: «Se proprio vuoi la mia maglia, a fine partita te la regalo». L’interista non gli ha sferrato un cazzotto sui denti ma gli ha, volgarmente, replicato qualcosa del genere: «Grazie, preferisco tua sorella». Poteva, doveva finire lì. Come finiscono lì mille episodi analoghi che capitano ogni domenica su tutti i campi. Zidane, l’imperatore Zidane, ha reagito con una testata.
E a sconfessare definitivamente i mondiali della tolleranza zero è arrivata anche la conferma del pallone d’oro mondiale a Zizou, grandissimo giocatore ma certo non un debuttante se si parla di reazioni inconsulte e violente.
Complimenti dunque a Herr Blatter. Ma complimenti vivissimi anche al supercommissario Guido Rossi che non ha trovato niente di meglio da dire che «rispettiamo la sentenza ma l’opinione pubblica vede le immagini». Finché c’era da andare in Germania a sventolare il tricolore, a sfruttare i successi degli azzurri per farsi riprendere dalle tv, lui e il ministro dello Sport Giovanna Melandri erano in prima fila, adesso che c’è - ci sarebbe - da difendere uno dei maggiori protagonisti del mondiale dell’Italia, il supercommissario e la ministra si defilano. Ben diverso era stato il comportamento dei vertici del calcio e dei politici francesi all’indomani della testata di Zidane al nostro difensore durante la finalissima iridata. Ma, evidentemente, anche gente navigata e temprata a tutto, come il supercommissario e la ministra, ha sempre qualcosa da imparare.