Tolta l’inchiesta a de Magistris non può più indagare Mastella

La procura generale avoca il fascicolo Why not. Il pm: "Attacco alla magistratura, si va verso il crollo dello Stato di diritto". Castelli: "È un’altra grana
per il Guardasigilli, ora non
può più difendersi&quot;. <a href="/a.pic1?ID=214700" target="_blank"><strong>Il ministro: &quot;Dimissioni? Provino gli abusi, farò subito le valigie&quot;</strong></a>

da Roma

Era una decisione attesa, ed è arrivata puntuale. La procura generale di Catanzaro ha avocato l’inchiesta «Why Not» (quella che vede indagati il premier Romano Prodi e il ministro della Giustizia, Clemente Mastella) sul presunto uso illecito di finanziamenti pubblici di cui era titolare il pm Luigi De Magistris. Dura la reazione del magistrato: «Ancora una volta vengono rese pubbliche a mezzo stampa notizie riservate che riguardano il mio ufficio, le mie indagini e la mia persona. Se è vero quello le agenzie hanno scritto, non avendo io ricevuto alcuna notifica, ci avviamo al crollo dello stato di diritto, registrandosi anche, nel mio caso, la fine dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati quale potere diffuso». In serata, dai microfoni di Radio radicale, De Magistris rinforza il suo attacco, confermando di essere «preoccupato dal punta di vista istituzionale» e confidando in un intervento del Csm. «Ho fiducia, a questo punto - ha spiegato - che il Consiglio superiore della magistratura tuteli l’autonomia e l’indipendenza della magistratura e soprattutto attendo di sapere, magari anche a mezzo stampa, se ci siano ancora le condizioni per esercitare questo lavoro in particolare in Calabria, e se per caso non sia stato in queste ore abrogato l’articolo 3 della Costituzione». In attesa di sapere se tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, De Magistris conclude battagliero: «Io non mollo, continuo a lavorare».
Imperturbabile Mastella, che si è dichiarato «sereno». Ma per Roberto Castelli l’avocazione «è un’altra grana» per il guardasigilli. «In questo modo - ha spiegato l’ex ministro della Giustizia - lui non ha più alcuna possibilità di difendersi. Il Pg probabilmente affiderà a un altro magistrato il provvedimento e, in caso di archiviazione, resterebbe sempre la macchia che una parte della magistratura è intervenuta per salvarlo. Se fossi Mastella, avrei preferito che De Magistris andasse avanti».
Polemico anche Antonio Di Pietro, secondo il quale ora rischia di cadere il governo. «Ogni volta che un magistrato tenta di far luce su comportamenti poco corretti che riguardano poteri forti - il commento del leader Idv - il suo operato finisce sotto la lente d’ingrandimento, fino a indagare su di lui. Una furbata per depistare e delegittimare. Lo Stato di diritto finisce nel momento in cui si mina l’indipendenza della magistratura. E minare lo stato di diritto potrebbe portare al capolinea il governo». Per Beniamino Dominici, eurodeputato dell’Italia dei valori, «il vero proiettile è arrivato ieri». «Invece delle dimissioni di Mastella - ha sostenuto - arriva la punizione per il magistrato che si è permesso di iscrivere sul registro degli indagati il ministro della Giustizia. È inutile aspettare il Csm, perchè De Magistris se lo sono già fatto fuori». Caustico l’eurodeputato radicale Marco Cappato: «De Magistris è stato colpito dalla magistratura organizzata: negli anni di Tangentopoli bastava un avviso di garanzia per far dimettere un ministro, oggi basta indagare su un ministro per vedersi ritirare un’inchiesta».
«Why Not» è stata sfilata al pm catanzarese su decisione del pg facente funzioni, Dolcino Favi, per una presunta incompatibilità di De Magistris nel procedimento, legata alla richiesta di trasferimento cautelare d’ufficio avanzata nei suoi confronti proprio dal guardasigilli. La situazione determinatasi dopo la richiesta di trasferimento, insomma, avrebbe dovuto imporre l’astensione da parte del pm. Siccome l’astensione «spontanea» non c’è stata, e il capo dell’ufficio non ha provveduto alla sua sostituzione, il pg, ravvisando una situazione di incompatibilità, in seguito all’iscrizione del guardasigilli nel registro degli indagati dell’inchiesta, ha deciso per l’avocazione applicando l’articolo 372 lettera A del codice di procedura penale.
Nell’inchiesta «Why Not», Mastella è indagato per finanziamento illecito al partito, truffa e abuso d’ufficio, non per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Il fascicolo aperto da De Magistris riguarda il presunto utilizzo illecito di finanziamenti pubblici da parte di un gruppo di politici e imprenditori facenti capo a un «comitato d’affari» con base a San Marino. Secondo il pm, Prodi e Mastella avevano frequenti contatti con Antonio Saladino, dominus della presunta organizzazione.