Tolta al pm l’inchiesta scomoda sui politici

Il pm De Magistris, a Catanzaro, indaga su Prodi; il guardasigilli del governo Prodi, Mastella, manda gli ispettori a Catanzaro; lo stesso ministro, Mastella, chiede al Csm di trasferire de Magistris; comici e santori, a tre giorni dalla decisione del Csm, inscenano una clamorosa difesa di de Magistris, che peraltro rilascia un’intervista dopo aver deprecato i magistrati che rilasciano interviste; il Csm decide di rinviare ogni decisione a dicembre; de Magistris rilascia altre dichiarazioni soddisfatte, e indaga il ministro Mastella lasciando capire che prima di dicembre motiverà l’opportunità delle sue iniziative; il ministro Mastella, inviperito, annuncia che non si dimetterà e dice che il governo ormai ha chiuso, e che si andrà presto al voto: con ciò invocando che il governo medesimo lo difenda; ieri, infine, la procura generale di Catanzaro decide di avocare a sé l’inchiesta del pm Luigi de Magistris giudicando incompatibile che de Magistris indaghi su Mastella dopo che Mastella aveva chiesto di indagare su de Magistris.
E chissà quanti passaggi abbiamo saltato: ormai è il delirio, è il serpente istituzionale che si morde la coda, è un termidoro giustizialista che delegittima tutti gli attori di scena. Non si salva nessuno, tantomeno quella Magistratura la cui indipendenza è stata santificata per lustri sino a farla coincidere con la sacralità e spesso con l’impunità: ora che il Satana berlusconiano è passato all’opposizione nonché indenne da tremila processi, tuttavia, ecco che il circolo mediatico-giudiziario ridiviene un cortocircuito. E ne esce fulminato il Csm, imbarazzato dal caso de Magistris e dal conseguente canaio mediatico: è stato il pilatismo di Palazzo dei Marescialli, che ha rinviato ogni decisione addirittura al 17 dicembre, a determinare in primo luogo ciò che succede oggi. Ne esce fulminata la Magistratura nel suo complesso, ormai divisa per bande o comunque così prefigurata, coi buoni alla Woodcock & de Magistris & Forleo contrapposti ai mandatari di Mastella e del suo governo, i quali stamattina, potete giurarci, già saranno accusati di condividere un complotto dei poteri forti intrecciati alla massoneria deviata e carpiata con avvitamento. Fulminato anche Clemente Mastella, ministro che pensava di cavarsela trattando le correnti dei magistrati col manuale Cencelli, lui così amabile nel figurare con merito come principe di ogni casta, lui e le sue minacce, ogni 20 minuti, di far cadere il governo, le sue minacce di sfiduciare il Cda della Rai che lo maltratta, la sua fretta sospetta nel chiedere il trasferimento di un magistrato che tutti sanno indagare su di lui, la sua eccellenza nell’impersonare l'arroganza del potere politico che non accetta controlli e che vuole normalizzare il controllore. Fulminato, da tempo immemore, anche il pm Luigi de Magistris, questo archetipo genere Woodcock e Forleo che incarna la toga del 2000 senza lo smalto e il talento di certi suoi illustri predecessori, questa summa delle ragioni per cui ameremmo che il test psico-attitudinale fosse esteso anche ai magistrati, questa vittima del sistema modello io-solo-contro-il-Pianeta che davanti a milioni di persone, ad Annozero, ha avuto la faccia di spiegare che le toghe che cercano il consenso popolare a lui non piacciono: de Magistris, nuovo emblema della giustizia sostanzialista che tralascia le norme e punta tutto sulle indagini preliminari, sul clamore preventivo, che tanto dei processi non frega più niente a nessuno. Non poteva mancare lui, Michele Santoro, fulminato anzi folgorato sulla via di Samarcanda, un anno di buon giornalismo per poi cedere al richiamo della foresta, alle piazze di Ruotolo, alle grida beote e agli applausi, al vittimismo parentale in questo porco Stato che ci ha lasciati soli. Lo scenario è questo, ed è tale da meritare la consueta e irresistibile tentazione di immaginarci che cosa sarebbe accaduto, a paragone, se al posto di Prodi ci fosse stato tal Silvio Berlusconi. Peggio: che cosa sarebbe accaduto se indagato fosse stato direttamente lui, Berlusconi, prima che una qualsiasi procura generale revocasse un’inchiesta all’eroe di turno. Sarebbe tuonata l’apocalisse, certo, coi quattro cavalli e tutto il resto: ma c’è da scommettere che se non sarà l’apocalisse, 'stavolta, sarà poco di meno: troppo penosamente debole il governo, troppi grilli in circolazione, troppo malcontento, nel Paese, travestito da ansia di giustizia. Durerà tre secondi, ma sarà un boato: e pazienza se non ci toglierà il sonno, troppe ne abbiamo viste e sentite. Come diceva quello: la situazione è grave, ma non seria.