Il Tom Clancy italiano? Si chiama Filippo Colizza

Un complotto che punta a far esplodere il Nord Africa e un giovane ufficiale dei servizi segreti della Marina italiana che vuole fermarlo. Ecco le linee essenziali (terribilmente attuali) di Agente sacrificabile (Mondadori, pagg. 433, euro 18,50), primo romanzo di Filippo Colizza, il quale si cimenta nell’arduo campo delle trame, neanche tanto inventate, dello spionaggio internazionale.
Il protagonista è Alessandro Trevi, giovane ufficiale dell’intelligence. Non un Rambo tutto muscoli e poco cervello, ma un agente segreto dal volto umano con le paure e i dubbi di chi combatte nel mondo delle ombre. Il romanzo è una corsa contro il tempo fra Marsiglia, Tunisi, Roma e Algeri. Un’antica associazione segreta islamica, al Holm, con uomini annidati nei gangli dell’Algeria scossa dal terrorismo integralista sta pilotando gli attentati per incolpare il colonnello Gheddafi della strategia della tensione nel Nord Africa. L’obiettivo è conquistare il potere in Algeria a furor di popolo, scatenare una guerra con la Libia e diffondere il vento del cambiamento dal Marocco all’Egitto. Non per portare la democrazia nel mondo arabo, ma per imporre alla fine un sistema dittatoriale, in nome dell’Islam duro e puro, sulla sponda meridionale del Mediterraneo. Una minaccia inimmaginabile per l’Europa, che qualcuno sta segretamente aiutando, proprio dal vecchio continente, per mettere in atto un’erronea vendetta personale. Le coincidenze e le similitudini del romanzo (scritto un anno e mezzo prima delle rivolte arabe) con la realtà ha spinto la Mondadori a pubblicarlo nel bel mezzo della fine del regime di Gheddafi.
L’agente Trevi si destreggia fra disinformazione e propaganda, come nella guerra vera in Libia, per ricostruire il puzzle del complotto. Un attentato con armi di distruzione di massa farà scattare il piano di al Holm. «Poiché era difficile rimuovere il Colonnello con un colpo di stato o un assassinio politico, è stata cambiata la strategia» racconta a Trevi un altro personaggio del mondo delle ombre, Laurent, con una profezia che sembra incredibilmente reale. Tutto ha inizio con la morte misteriosa di una squadra di scienziati che hanno scoperto, fra Algeria e Libia, un enorme acino sotterraneo di acqua, il vero tesoro del deserto.
Non mancano i colpi di scena, come il sacrificio della giovane Mata Hari tunisina amante del capo di al Holm e il doppio gioco all’interno del servizio della Marina. L’agente Trevi, che oltre alla testa sa usare la pistola, schiva i pericoli e sventa il complotto all’ultimo minuto grazie ad aiuti insospettabili. L’epilogo rivela il terribile segreto dell’enigmatico Tolaille, il burattinaio francese del folle piano per cambiare il volto del Nord Africa. Un finale a sorpresa, che ribalta la trama dell’intero romanzo.
I maestri del genere spy story sono quasi tutti inglesi o americani, a cominciare da John le Carré, Frederick Forsyth e Tom Clancy. E Agente sacrificabile è il primo romanzo italiano che si inserisce degnamente in questo grande filone. Come Le Carrè e altri autori inarrivabili, anche il giovane Colizza, ufficiale della Marina militare fino al 2008, ha lavorato nell’intelligence. Il suo Alessandro Trevi, che rispecchia molto di lui, ricorda Jack Ryan, l’analista della Marina Usa indimenticabile personaggio dei libri di Clancy, come Caccia a Ottobre Rosso.
Agente sacrificabile è stato candidato al Premio Biblioteche di Roma 2011. Il prossimo appuntamento con l’autore è fissato per mercoledì prossimo, 12 ottobre, al Mondadori Multicenter di Milano. Al romanzo forse mancano dei passaggi da sangue e trincea che facciano sentire l’odore della guerra in mezzo al deserto. Alcune critiche, con il naso arricciato, hanno declassato Agente sacrificabile alla stregua della sceneggiatura di un film per la tv. Come se portare sugli schermi di casa nostra un buon romanzo di spionaggio, incredibilmente attuale, senza mellifluo buonismo e omologazione culturale, sia un oltraggio alla Cultura con la «C» maiuscola.
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