Tom Cruise licenziato dalla Paramount: «Si rende ridicolo»

Dopo 14 anni di collaborazione, la Major non rinnova il contratto al divo per le sue innumerevoli gaffe

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

Hollywood ha detto basta a Tom Cruise. La casa cinematografica Paramount ha rifiutato di rinnovargli il contratto. Non lo vuole neppure con lo sconto. Lo pagava dieci milioni di dollari l’anno e ora ha respinto la sua offerta di ridurre il compenso a due milioni di dollari. Motivo: un eroe dello schermo può permettersi qualunque eccentricità, ma non deve rendersi ridicolo. Il pubblico può scandalizzarsi per il suo comportamento, ma non deve ridere alle sue spalle. Tom Cruise, ormai, ispirava barzellette ed era la delizia dei comici. Le sue sparate in favore di Scientology, uno strano culto inventato negli anni Cinquanta dallo scrittore di fantascienza Ron Hubbard, e la clamorosa storia d’amore con la giovane attrice Katie Holmes lo hanno reso poco credibile nella parte di invincibile uomo d’azione.
Sumner Redstone, presidente della finanziaria Viacom (la proprietaria di Paramount), ha annunciato il licenziamento in una intervista al Wall Street Journal prima ancora di informare l’interessato. «La nostra decisione - ha detto - non ha nulla a che vedere con le capacità professionali di Tom Cruise, che è un bravo ragazzo e un eccellente attore. Ma per quanto ci sia simpatico personalmente, crediamo che sarebbe un errore rinnovare il suo contratto. La sua condotta recente non è stata accettabile per la Paramount».
Le gocce che hanno fatto traboccare il vaso sono state la famigerata esibizione nel salotto televisivo di Oprah Winfrey, dove Tom Cruise è saltato in piedi su un divano per dimostrare fino a che punto fosse focosa la passione per Katie Holmes, e un lungo sproloquio contro la psichiatria nel Today Show, il rotocalco televisivo del mattino della rete Nbc e ancora le critiche alla collega con cui debuttò, Brooke Shields, per aver preso antidepressivi dopo il parto.
Non si può fare la parte di tipi in gambissima sullo schermo e seguire nella vita gli insegnamenti di Ron Hubbard, il padre di Scientology, secondo cui intorno al mondo aleggiano le anime in pena dei prigionieri deportati milioni di anni fa da un tiranno extraterrestre, che li fece gettare nei vulcani e sterminare con bombe atomiche. Uno che crede in queste cose tanto da arrivare a dire che avrebbe mangiato la placenta della fidanzata, subito dopo la nascita di sua figlia Suri, non può proporsi come modello. Gli incassi deludenti di Mission: Impossible III, l’ultimo film di Tom Cruise, hanno indotto i produttori allarmati a commissionare un sondaggio Gallup sulla popolarità del divo. È risultato che le donne non vanno più a vedere i suoi film. Un tipo che a tempo perso fa il propagandista di Scientology non le fa innamorare. Le fa ridere. Ridere di lui.
Tom Cruise e la sua socia in affari Paula Wagner avevano firmato nel 1992 un contratto d’oro con la Paramount. A parte i compensi dell’attore, avevano a disposizione 6 milioni di dollari l’anno per sviluppare progetti di nuovi film, senza interferenze da parte dell’amministrazione. Ma, secondo il Los Angeles Times, il mese scorso il divo ha capito che le cose si mettevano male per lui e ha offerto di continuare a recitare per due milioni di dollari l’anno. Offerta rifiutata anche a causa dei risultati deludenti di Mission: Impossible III. Gli incassi in tutto il mondo hanno raggiunto i 393 milioni di dollari: una bella somma, ma decisamente inferiore ai 547 milioni della seconda puntata e ai 457 milioni della prima. Detratte le spese per il divo e per gli effetti speciali, il produttore è riuscito a malapena a raggiungere il pareggio.
Il vero declino di Cruise è cominciato nel 2004, quando ha licenziato l’addetta stampa Pat Kingasley, che in pubblico lo teneva a freno, e si è affidato alla propria sorella Lee Anne De Vette, seguace di Scientology come lui. Da allora sono iniziate le pazzie. «Tom non si era mai comportato così - ha detto al Wall Street Journal il finanziere Redstone - negli ultimi tempi è proprio andato fuori di testa». Paula Wagner ha protestato per queste dichiarazioni «sgarbate» e ha sostenuto che il divo non è stato cacciato, ma ha lasciato la Paramount per aprire una casa cinematografica tutta sua, con il sostegno di alcuni fondi di investimento di Wall Street.