Tom Cruise, trent'anni di carriera con "Oblivion"

Tom Cruise, iconica star che non molla, anzi, festeggia i suoi trent’anni di carriera, si regala un giocattolone: la navicella spaziale “Bubbleship”

Da mondo cane a mondo drone. E Tom Cruise, iconica star che non molla, anzi, festeggia i suoi trent’anni di carriera, si regala un giocattolone: la navicella spaziale “Bubbleship”, design della NASA in alluminio e fibra di vetro, che guida tra le nuvole, nella Troposfera. “Top Gun” per sempre, al volante di qualsiasi cosa si muova a velocità supersonica, stavolta Cruise è protagonista di “Oblivion” (da domani nelle sale),epico film di fantascienza diretto e prodotto da Joseph Kosinski (“Tron:Legacy”), il quale guarda a capolavori del genere sci-fi come “Solaris” e “2001: “Odissea nello spazio”. Perlustrando cieli mozzafiato da migliaia di metri d’altezza, il suo Jack Harper fa il riparatore di droni, che operano sulla Terra ormai evacuata.

Pianeta che per lui è un ricordo in bianco e nero, quando nella sua mente svuotata d’ogni memoria irrompono romantici flash-back di se stesso sull’Empire State Building, insieme a una ragazza dal sorriso dolce. Puro vintage dei più attuali, fotografato benissimo dal premio Oscar Claudio Miranda, lo stesso che ha fatto la fortuna di “Vita di Pi”. Siamo nel 2077 e se la superficie terrestre è una distesa polverosa e radioattiva, dopo decadi di guerra contro la minaccia degli alieni divoranti, Jack vive sospeso in un’oasi tecnologica insieme all’inquietante Vika (l’inglese Andrea Risenborough), pronta a teleguidarlo quando lui esce a riparare droni difettosi. Mobili essenziali laccati di bianco abbacinante, una piscina subacquea dove Jack e Vika prendono un romantico bagno,lei algidamente nuda; piattaforme digitali ovunque, predomina il grigioazzurro elegante nell’Eden privato degli ultimi rimasti. Dalla Torre si collega Sally via video: è lei il loro dio, è lei a destinare i viaggi di Jack e dei droni. E se questi ultimi rappresentano un problema serio per l’amministrazione di Obama, che via via provvede a smantellarli, ecco che qui diventano familiari.

Ce ne sono ovunque, come in un “Wall-E” per adulti: sono stati loro a eliminare gli umani. Come rivela all’attonito Jack il capo dei sedicenti alieni divoranti, ovvero il premio Oscar Morgan Freeman: occhialetti fichi da sopravvissuto, tecnologia stealth di tipo basso, mantello da eroe spaziale, il suo Beech è un leader dei più tosti. E conta su Jack: l’ha visto salvare una bella sopravvissuta (Olga Kurylenko) dai laser distruttivi del drone 146. Ancora atletico, nonostante i cinquanta e passa, Tom Cruise fa tutto da solo: cascatore perfetto, non ha voluto controfigure per questo film d’azione, dove lo vediamo in tuta spaziale grigio perla dall’inizio alla fine. Salvo in quei rari momenti in cui il manutentore di droni stacca la spina e si reca in un luogo ancora ameno e pieno di verde: una casetta, qualche libro rilegato in brossura, che lui sfoglia, il canto degli uccelli….Lontano dalle idro-trivelle che prosciugano l’acqua rimasta, Jack sospira: “La Terra è ancora casa mia”.

Naturalmente non mancano i birignao: gli occhiali a goccia Ray-Ban, il berretto da baseball, la colonna sorona davvero “cool” (brividi, quando Jack, nel momento amarcord, mette sul piatto del giradischi il 78 giri dei “Procol Harum”), evviva il citazionismo autoreferenziale. Certo, Cruise a volte infastidisce,mentre la sua discesa agli inferi digitali si trasforma – specialmente nella seconda parte di “Oblivion” – in un blockbuster fracassone, dove non capisci perché ci siano due cloni di Jack a combattersi, o perché, a un certo punto, Sally si trasformi in un triangolo nero hi-tech…Basterà un sonno-delta a ritemprare le forze della bella sconosciuta, alias la signora Reacher d’un tempo umano, quando lui e lei si fecero la promessa all’ultimo piano dell’Empire State Building? Pazienza se,nel finale, lo spirito americano pigia all’estremo il pedale della Roma antica, di Orazio, dei libri che salveranno il mondo (ma che bella la New York Public Library distrutta, così profondamente evocativa della fine di tutto, quando si spegne la cultura).

Lo happy end è comunque assicurato: in riva a un lago, Jack e la moglie d’un tempo si riuniranno, nascerà la loro bambina e nessuna idiota ipertecnologica, spaventata dalle radiazioni, butterà più dalla finestra quel barattolo di fiori, che Jack, in memoria del pianeta Terra, aveva regalato a Vika. Che, per sua e nostra fortuna, muore rapidamente.