Tommasi guadagna come un operaio

«Ho accettato per il club che mi è stato vicino. E per non darla vinta al destino»

Gian Piero Scevola

Chi troppo, chi troppo poco. Uno è tanto esoso da rinunciare a un contratto di tre milioni l’anno, l’altro si accontenta di uno stipendio da operaio. Il primo si chiama molto pomposamente Antonio Cassano ed è sulla bocca di tutti, il secondo è un modesto lavoratore del pallone sparito dalla circolazione per un grave incidente: Damiano Tommasi. Come Cassano e Tommasi possano essere messi sui due piatti della bilancia, è davvero un fatto anomalo. Perchè anomalo è che il 31enne Tommasi, dato ormai perso per il calcio, abbia proposto alla Roma un contratto di dieci mesi alla cifra di 15mila euro, il minimo federale per un professionista del pallone (e il club ha subito accettato). Sì, avete capito bene, un calciatore che è stato anche in nazionale, che a fine mese si porta a casa nella busta paga la bellezza di 1.500 euro. Ecco come il paragone con Cassano può reggere. Il ricco che pretende sempre di più, l’umile che pur di poter continuare a giocare si accontenta del poco, una cifra assai vicina al niente per chi è abituato a spendere e spandere come i nostri calciatori d’oro.
«L’ho fatto per amore del calcio e anche per una forma di riconoscenza nei confronti della Roma che in quest’anno di tribolazioni mi è sempre stata vicina», le poche parole sfuggite a Tommasi che ieri a Trigoria ha riabbracciato i compagni di un tempo. «Ma l’ho fatto anche per me, perchè non volevo che il destino ingrato avesse il sopravvento sulla mia passione per il football, che è stato tutta la mia vita». Un gesto d’amore, insomma; la voglia di mettersi alla prova. E la possibilità di vivere la decima stagione con quella maglia giallorossa che per Tommasi è diventata una sorta di pelle. Il 22 luglio 2004, durante un’amichevole estiva di preparazione a Irdning contro lo Stoke City, Tommasi ha subito un gravissimo infortunio a un ginocchio: praticamente gli era «esploso» e tutto ciò che si poteva rompere si era rotto, legamenti, menischi e rotula. Tommasi ha lavorato duro per l’intera scorsa stagione, ma i tempi di recupero, 12 mesi, erano proprio quelli della durata del suo contratto in scadenza nel giugno 2005.
Una scadenza che sarebbe dovuta slittare perchè Tommasi, ancora lui, era stato il primo e l’unico a firmare l’adesione alla proposta di spalmatura dell’ingaggio. Un gesto annunciato pubblicamente dalla società, ma che poi non aveva trovato un riscontro pratico. La scadenza del 2005 è arrivata e Tommasi, malgrado gli incredibili progressi nel recupero, s’è trovato disoccupato. Ma chi fa del bene (Tommasi è anche sindacalista dell’Aic e si è sempre battuto per i calciatori, contro il doping e a favore dei controlli incrociati sangue-urina), trova la giusta ricompensa e ora, accolto dall’applauso dei compagni, è rientrato nel gruppo. Con pochi soldi in tasca, ma una ricchezza morale da fare invidia a tutti.