Tommasi trova la finale Per l’Inter c’è la Roma

Marcello Di Dio

da Roma

Basta un guizzo di Tommasi per regalare alla Roma la tredicesima finale di Coppa Italia della sua storia. Il 3 maggio all’Olimpico e l’11 maggio a San Siro andrà in scena la rivincita della finale della scorsa stagione con l’Inter. Per il Palermo, bene in campo almeno per un tempo ma tradito dai suoi attaccanti, sfuma il sogno di giocarsi il trofeo dopo 29 anni. Ma i siciliani possono recriminare per un rigore non concesso dall’incerto Racalbuto sullo 0-0 che avrebbe potuto cambiare la storia di un match non certo spettacolare.
La prima immagine della sfida è quella di capitan Totti, «ospite d’onore» in curva Sud nei minuti iniziali. Apprezzabile, anche se pericolosa per la sua caviglia ancora non a posto, la sua presenza nel cuore del tifo giallorosso all’Olimpico; poco elegante, anzi di cattivo gusto visto che va in onda in diretta Rai, il «Lazio m...» urlato a gran voce insieme ai sostenitori della Roma. Non certo un bel messaggio da parte di uno dei nostri calciatori più rappresentativi. Più bello vedere le sciarpe rosanero esposte dai 5.000 supporter palermitani e la scenografia della Sud con bandierine gialle, rosse, bianche e verdi.
Spalletti, dopo aver rinunciato al ritiro prepartita, rivoluziona la Roma: se il ballottaggio in porta viene risolto a favore di Doni (fresco di contratto, ufficializzato l’accordo di un triennale a 700mila euro a stagione), in difesa giocano Kuffour e Bovo, giocatore in comproprietà tra i due club che Zamparini vorrebbe l’anno prossimo a Palermo; a centrocampo ci sono Tommasi e Kharja, mentre Aquilani è addirittura in tribuna. Palermo con l’ormai consueto schema ad albero di Natale (il vertice alto è Caracciolo) e l’undici migliore disponibile.
Roma a folate nel primo tempo e non incisiva come Spalletti vorrebbe, nonostante il possesso palla superiore a quello dei siciliani. Gara equilibrata, anche se fatta eccezione per una buona combinazione Taddei-Kharja, sventata da Barzagli, le cose migliori le fa la squadra di Papadopulo. Peccato che Caracciolo, liberato da uno svarione di Kuffour, si faccia respingere un primo tiro (non pulitissimo) da Doni e un secondo dal fresco 33enne Panucci sulla linea di porta, per poi mancare di poco la mira di testa su un cross di Corini. Ma in poco più di un minuto c’è la svolta decisiva del match, protagonista nel bene e nel male Damiano Tommasi. L’ennesima punizione di Corini finisce in area dove il centrocampista giallorosso tocca nettamente con la mano, sarebbe rigore sacrosanto che però Racalbuto non concede. Ironia della sorte, sul capovolgimento di fronte, Bovo mette un pallone in mezzo, Terlizzi salta a vuoto e lo stesso Tommasi si inserisce segnando di testa.
Una beffa per il Palermo che fatica a reagire, anche per la serata non splendida delle sue punte. Anzi Agliardi è bravo a togliere il pallone dalla testa di Chivu, lasciato colpevolmente solo dalla difesa rosanero. La Roma si limita a conservare il risultato, cercando di sfruttare il gioco di rimessa. Papadopulo prima perde Corini leggermente infortunato, poi gioca la carta Makinwa che però non dà i frutti sperati. La difesa di casa fa buona guardia, gli inserimenti di Perrotta e Rosi servono a rinforzare il centrocampo. E il Palermo, nonostante la mossa della disperazione Godeas (che impegnerà Doni a tempo scaduto), non riesce a passare.