Tommaso da Orvieto

Forse si chiamava Cursini di cognome ed era sicuramente di Orvieto, dove nacque in un anno imprecisato tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo. Le fonti ci dicono che da giovane fu colpito da una gravissima malattia che lo tenne tra la vita e la morte per diversi giorni. Durante il coma (o il delirio) pare abbia avuto una visione dell'Inferno e tanto dovette bastargli per votarsi, una volta guarito, alla Madre di Dio e, anzi, chiedere di essere ammesso come frate laico nei Servi di Maria. Ma dal giorno di quella tremenda visione nessuno lo vide mai più ridere. Si diede alle penitenze più aspre e ne ebbe in cambio il dono dei miracoli (le due cose, però, non sono mai collegate). Una volta vide un lupo azzannare un neonato: egli comandò alla bestia di restituirlo senza fargli alcun male e fu obbedito all'istante. Era solito donare ai benefattori del convento orvietano i fichi che maturavano nell'orto dei frati. Ebbene, in pieno gennaio si presentò una sua penitente incinta e gli manifestò voglia proprio di quei fichi. Tommaso, sebbene fuori stagione, dopo aver pregato consegnò alla donna un pezzo di ramo con sopra tre fichi e cinque foglie. Per questo nella sua icona è rappresentato con dei fichi. Quell'albero, molti anni dopo, ancora fruttificava regolarmente e veniva chiamato popolarmente «fico del beato Tommaso». Quando il frate servita andava in giro per la questua, non era raro che fosse lui a dare ai poveri quel che avanzava dalla mensa del convento, oppure si privava del suo pasto per chi aveva maggior bisogno. Morì nel suo convento di Orvieto nel 1343.