Tommaso è sparito, «un sequestro anomalo»

Dubbi sul movente della rapina: i banditi si sono accontentati solo di 150 euro

nostro inviato a Parma
Là dove finisce la strisciolina d'asfalto sospesa tra i campi deserti, c'è un casetta color nocciola. Un’ex cascina, ristrutturata in parte e senza pretese, a due piani, con appeso al cancello un cartello che in questa pianura nebbiosa dove si munge il latte per il Parmigiano reggiano, è d’ordinanza: «Attenti al cane». Il quattrozampe non c'è, dicono che sia sparito dal giorno prima del rapimento, e in ogni caso più che un cane da guardia è un bastardino capace al massimo di latrare. Tommaso Onofri, 17 mesi di vita segnati dalla malattia, è stato portato via da qui. Erano le otto di venerdì sera. Sequestrato, senza un perché, senza uno straccio di motivo plausibile. Non è ricca la sua famiglia, papà e mamma lavorano alle poste a Parma, lui è direttore dell'ufficio di via Montebello, stipendio più che dignitoso, ma non certo tale da indurre qualcuno a pensare a un sequestro per denaro. E perdipiù con un ostaggio tanto inerme quanto a rischio. Semmai si potrebbe ipotizzare una vendetta, una ritorsione verso la famiglia.
Tommy, come lo chiama piangendo davanti ai giornalisti la nonna materna, sopravvive grazie a una medicina. Si chiama Tegretol, è uno sciroppo che si vende con ricetta, e serve a evitare le crisi di epilessia. Per lui è così dalla nascita: ogni dodici ore deve prendere il suo cucchiaino «salvavita», la copertura è di trenta ore al massimo. Dopo possono arrivare le convulsioni. Come gestire un simile prigioniero, tra biberon, pannolini, pianti e soprattutto farmaci non semplici da reperire? Tantopiù con poliziotti e carabinieri che stanno setacciando palmo a palmo la zona, farmacie in primis. Di certo chi ha preso Tommaso, con un raid degno di un professionista, lo sa. Ma troppi particolari in questa storia che col trascorrere delle ore si colora sempre più di giallo, tuttavia non quadrano. A cominciare dalle modalità di un rapimento che (apparentemente) avrebbe dovuto essere una «semplice» rapina. Così come l'hanno raccontata per tutta la giornata di ieri le vittime, prima in Questura e poi al procuratore Pietro Errede.
Paolo Onofri, 46 anni, e sua moglie Paola, tre anni più giovane, si trovavano al piano terra per la cena quando, improvvisamente, in casa è mancata la luce. Con loro il figlio più grande Sebastiano e il piccolo Tommy. Non si trattava di un guasto, a togliere la corrente sembra siano stati i banditi, manomettendo il contatore esterno. Quando il capofamiglia ha aperto la porta per uscire a controllarlo ecco l'irruzione. Uno armato di pistola, l'altro di coltello, entrambi con i volti nascosti dai cappucci, hanno ributtato l'uomo all'interno intimandogli di consegnare il denaro. Ed ecco la prima incongruenza: si sono accontentati di solo 150 euro che Onofri aveva nel portafoglio. Perché mai, a quel punto, non salire al primo piano, nelle camere da letto, alla ricerca di altro denaro e preziosi visto che lo stesso Onofri glielo avrebbe detto: «Andate di sopra, prendete tutto, c'è altro denaro».
E invece no: dopo aver legato la coppia e il figlio Sebastiano con dello scotch da pacchi, i malviventi hanno afferrato il piccino portandoselo via. Come se il vero obbiettivo fosse lui. Ma a quale scopo?. Nessuna richiesta di riscatto, come conferma il capo della squadra mobile di Parma Antonio Vitale, è giunta da venerdì notte a oggi. E anche se arrivasse, la famiglia non sarebbe in grado di versare grosse cifre. Per tutta la giornata almeno duecento uomini, comprese le unità cinofile della Protezione civile e delle guardie ecologiche, hanno battuto la zona, mentre dall'alto guardava un elicottero. Niente. I cani sono riusciti a seguire le tracce del piccolo rapito fino a una ventina di metri dalla sua casa, il punto dove doveva essere parcheggiata l'auto dei malviventi e sulla quale è stato evidentemente caricato. Poi basta. Gli investigatori cercano ora anche in altri regioni. E la caccia assomiglia sempre più a una lotta contro il tempo. Tremava la voce di papà Onofri quando dopo ore di interrogatorio (come persona informata sui fatti) insieme con la moglie Paola è uscito dalla questura. In mano un foglietto, gli occhi lucidi e disperati, di chi lancia un appello ancor più disperato: «In questo momento di grande angoscia mia moglie e io chiediamo la liberazione del nostro piccolo Tommaso e facciamo appello a chiunque sappia qualsiasi cosa di aiutare gli inquirenti. Chiedo pietà per mio figlio e vi prego di somministrargli subito il farmaco Tegretol. Questo è l'unico modo per salvare la vita al nostro bambino».
La moglie, avvolta in un golfino verde, lo interrompe per un istante. Poi è lei a parlare, rivolgendosi ai banditi: «Mi raccomando, il Tegretol è in sciroppo, Tommy lo deve prendere alle 8-9 del mattino in dosi da tre millilitri e poi la sera verso le 21. Dategli anche della Tachipirina, ha la febbre». Resta l'inchiesta, che come sempre, in casi simili, non può che partire dalla famiglia. I militari stanno ripercorrendo la vita, le parentele, le frequentazioni degli Onofri. A caccia di uno spunto, di un punto di partenza. I poliziotti hanno ascoltato anche un altro figlio del direttore postale, un quindicenne adottato che si divide tra la casa della mamma (la prima moglie di Onofri) e l'abitazione di Casalbaroncolo dove il padre vive la sua nuova vita. Tutto questo mentre i carabinieri del Ris ispezionavano l'auto di suo padre, una Citroën C3. A dimostrazione che si indaga a 360 gradi. Senza escludere nulla. Nemmeno le ipotesi più inquietanti. E tremende.