Tommy Lee Jones, implacabile segugio

Nel ruolo di tutore della legge insegue Javier Bardem nel bel giallo dei fratelli Coen

Mai tornare sul luogo del delitto, nemmeno di quello altrui. È sulla trasgressione di questo principio che si basa Non è un paese per vecchi dei fratelli Ethan e Joel Coen. Vedendolo al Festival di Cannes, pensavo come molti personaggi del film, ispirato da un romanzo di Cormac McCarthy (Einaudi), sarebbero rimasti vivi, se l'involontario beneficiato (Josh Brolin) di un regolamento di conti fra spacciatori se ne fosse andato col bottino, senza voltarsi, come aveva fatto Lot, lasciandosi serenamente dietro non solo Sodoma e Gomorra in cenere, ma anche la moglie troppo curiosa, resa statua di sale. Così il film sarebbe finito presto, anziché lasciare il timore che l'orologio si fosse fermato.
Non è un paese per vecchi, allora, è così brutto? Nemmeno tanto, anzi è uno dei migliori film dei Coen, e pazienza se non è un gran complimento. Ma si basa sull'assurdo iniziale: dissetare un ferito al ventre, che sarebbe morto prima ancora, se dissetato. Cominciano da quell'atto di strana carità, in mezzo a una carneficina, le peripezie del protagonista, di colpo ricco ma anche «morto che cammina».
A che cosa serve un film così, dunque? A offrire a Javier Bardem d'impersonare un notevolissimo maniaco criminale, fantasioso ma goffo e alla fine ridicolo, più che macabro. E a offrire a Tommy Lee Jones, nel ruolo dello sceriffo, di fare la riflessione del titolo. Siamo negli anni Ottanta, non ci sono i telefonini, ma solo rivelatori elettronici a permettere un inseguimento semi-credibile. Ma ci sono spettatori che, entrando al cinema, lasciano la logica al guardaroba. E se il deserto del Texas non è un paese per vecchi, questo è un film per loro.

NON È UN PAESE PER VECCHI di Ethan e Joel Coen (Usa, 2007), con Javier Bardem, Tommy Lee Jones. 122 minuti