Tonetto e Panucci in rete: giallorossi a -4

Totti e compagni affaticati dai troppi impegni e in dieci per l’espulsione di Perrotta. Spalletti: «Rosso ingiusto, era fallo tattico»

da Roma

Meglio in dieci che in undici per una vittoria sofferta che è un chiaro biglietto da visita all’Inter. «Allo scudetto noi ci crediamo ancora», dice Francesco Totti qualche ora prima della resa nerazzurra del Meazza, che riapre i giochi e riporta i giallorossi a -4, mentre si trascina il ginocchio destro malandato (che gli è girato in un contrasto con Marzoratti, anche se il capitano è voluto rimanere in campo fino al fischio finale). L’impressione del pomeriggio bagnato dell’Olimpico è che i troppi impegni - la Roma è l’unica squadra ancora impegnata su tre fronti tra campionato e coppe - comincino a creare un po’ di usura mentale al gruppo di Spalletti.
Così contro un Empoli forte delle buone prove con Milan e Juventus e sbarcato nella Capitale con il chiaro obiettivo di uscirne indenne, i giallorossi interpretano la gara forse con un eccesso di sufficienza. Tanto che per mezz’ora la Roma rischia molto, poi sblocca la partita con il primo gol da «lupacchiotto» di Tonetto (l’ex di giornata non segnava dal 12 febbraio 2006, ai tempi della Samp), rimette in corsa i toscani con la rete dell’ottimo Giovinco (per lui un palo e giocate sublimi), resta in dieci per la frettolosa espulsione di Perrotta e finalmente inizia a giocare sul serio trovando la provvidenziale testolina di Panucci (come a Genova) per portare a casa i tre punti. Unico tributo da pagare, la massa di squalificati per il prossimo impegno a Cagliari: De Rossi e Vucinic potranno già prepararsi per la sfida europea con il Manchester, Perrotta invece sarà sanzionato anche per la Champions. E capitan Totti vivrà certo una settimana non facile per il ginocchio «scheggiato» dai tacchetti di Cribari nel derby e leggermente infortunatosi ieri.
Il successo scaccia i fantasmi della sconfitta con la Lazio, ma soprattutto evita una contestazione che già si era affacciata in curva Sud. Con uno striscione che attaccava niente meno che i calciatori romani della Roma. Quasi una bestemmia per il passionale e caldo tifo giallorosso. «In campo andiamo noi e non i tifosi, certo non ci sono rimasto bene», polemizza uno degli «indigeni» tirati in ballo, Daniele De Rossi.
«Ma il pubblico ci ha sostenuto nel momento in cui siamo rimasti in dieci, se ci fischiano andiamo un po’ in tensione», chiude il caso Spalletti. Che giudica eccessivo il rosso a Perrotta (che sgambetta Piccolo senza cattiveria, ndr), fa i complimenti all’Empoli (all’andata protagonista di una bella rimonta in extremis e anche allora ci fu lo zampino del furetto Giovinco) e ritiene positiva la risposta della squadra. «Abbiamo avuto una grande reazione in inferiorità numerica e con un terreno pesante – dice il tecnico giallorosso -. L’Empoli è una squadra ben messa in campo, che ha entusiasmo e che non merita la difficile classifica attuale. Il fallo di Perrotta secondo me era un fallo tattico perché stava partendo in contropiede, non mi sembrava un intervento da rosso. Loro possono dire che se avessero pareggiato non avrebbero rubato nulla, ma anche noi possiamo affermare che il risultato finale non è scandaloso». Pizarro ci va più pesante: «Difficile vincere con un arbitro così», riferito al giovane Gava all’esordio con i giallorossi. Ma quando si vince in dieci contro undici pur non giocando bene, una direzione di gara insufficiente può essere un semplice dettaglio.