Tonfo di Parmalat: «Obiettivi a rischio»

da Milano

La transazione da 25 milioni con Banca Popolare di Milano non entusiasma, le previsioni per il 2007 seminano incertezze. Il risultato è un giornata borsistica difficile per Parmalat, con un boom degli scambi (a fine giornata è passato di mano oltre il 2,3% del capitale) e quotazioni in caduta con una perdita finale del 5,37%. Eppure la seduta era iniziata bene, dopo che Il Sole 24 Ore aveva anticipato la possibile chiusura del contenzioso con Bpm. Nel pomeriggio sono stati diffusi i risultati del 2006 (positivi) e ad essi sono seguiti i primi realizzi, che all’apparenza sembravano semplicemente rispondere al classico principio di Borsa: «Compra sulle attese e vendi sulle notizie». Poi però sono arrivati i dettagli dell’intesa con la banca guidata da Roberto Mazzotta e una frase di Enrico Bondi, numero uno della società, durante la conference call con gli analisti: «Dobbiamo controllare le nostre previsioni, ma secondo me è probabile che non riusciremo a raggiungere il target 2007 di 454 milioni di euro di margine operativo lordo». Ecco spiegato il tonfo del titolo che peraltro negli ultimi mesi aveva mostrato un’intonazione positiva.
Quanto ai risultati 2006 il fatturato è cresciuto del 4,7% a quota 3,8 miliardi di euro e un margine operativo lordo in aumento del 27,4% a 354,4 milioni. In sensibile miglioramento anche la posizione finanziaria netta del gruppo: l’indebitamento si è infatti più che dimezzato a 151,7 milioni di euro dai 369,3 di dodici mesi prima.
Unica area critica di rilievo la situazione in Spagna, dove il margine operativo lordo è sceso da 10 a 2 milioni con un calo dei ricavi da 200 a 183 milioni. Proprio rispondendo a una domanda relativa a possibili conseguenze sui target è arrivata la frase di Bondi, che ha comunque rimandato una valutazione conclusiva sugli obiettivi 2007 al cda in calendario l’11 marzo per l’approvazione dei dati di bilancio definitivi.
Infine la transazione con Bpm. L’accordo chiude tutte le pendenze tra la società di Bondi, Bpm, Cassa di Risparmio di Alessandria e Akros. Tra gli analisti era diffusa l’aspettativa di un maggiore incasso. «Dei 97 milioni inizialmente richiesti», ha spiegato Bondi, «molti non erano esigibili perché mai incassati da Bpm. Sottratti questi, rimanevano circa 53 milioni. Ne abbiamo ottenuti più del 40%».