Toni dopo Cassano e Capello: la Spagna vuole il made in Italy

Dopo aver tentato inutilmente con Iaquinta, il Barcellona cala un’offerta pesante: 32 milioni per il bomber della Fiorentina

Tony Damascelli

Non soltanto le ramblas di Barcellona o la spiaggia di Formentera o le disco di Ibiza. Agli italiani la Spagna piace davvero un «montón». Soprattutto ai calciatori. Colpa del fascino del club del re o del football divertimento blaugrana del Barcellona.
Tirato di conto in queste ore, radio mercato ribatte minuto dopo minuto che i nostri prodi sono tra i più desiderati. Per uno che se ne è appena andato, Arrigo Sacchi, afflitto da saudade romagnola in fiore, ce ne sono altri che stanno per arrivare.
Ultime notizie dal fronte: il Barcellona spara altissimo, trentadue milioni di euro per Luca Toni. Dopo aver tentato il colpo estivo con Iaquinta ecco che Laporta si rivolge a un altro attaccante «azzurro», anche perché lo svedese Larsson ha fatto sapere ufficialmente che a fine stagione se ne andrà dalla Catalogna e dalla Spagna tutta, isole comprese. Rijkaard, buon conoscitore di cose nostrane, ha fatto un nome e un cognome: Toni viaggia con i gol, si è fermato a sedici ma bastano e avanzano. Fossi un Della Valle, Diego o Andrea, porterei a Barcellona il suddetto anche scalzo, sfidando l’articolo della ditta di proprietà, perché con 32 milioni si può prendere altro e bene, avendo la Fiorentina già un paio di attaccanti più giovani e valorosi come Pazzini e Bojinov. E per Toni sarebbero pronti euro 3 milioni e duecentomila all’anno, il doppio dell’attuale salario.
Ma non c’è soltanto il Barcellona. Ormai a Madrid gira un sondaggio di questo tipo: Cassano può far rinascere il Real? Il parto, il rinascimento sarebbe già avvenuto, secondo quello che riferiscono gli amici di Florentino Perez: Cassano è già d’accordo ma l’ultimo ostacolo è rappresentato dalla Roma. O il club di Sensi si accontenta di 4 milioni di euro, cash, oppure Cassano verrà a giugno gratis. Sempre che l’Inter non si intrometta. Su Cassano ha dato l’ok Benito Floro che una volta era allenatore del Madrid, poi venne esonerato, adesso è stato richiamato come erede del Sacchi che fu.
Lo stesso Benito ha invece frenato la trattativa su De Rossi che sarebbe molto più utile di Cassano al Real, nel senso tattico. Ma ci sono motivi per spiegare le scelte: Cassano prende il posto di Raul che nei prossimi giorni deciderà come e quando sottoporsi a un intervento chirurgico alla gamba (c’è il mondiale in vista) mentre De Rossi andrebbe ad aggiungersi a un centrocampo già ben fornito, come dimostra la plantilla: Beckham, Baptista, Pablo Garcia, Gravesen, Raul Bravo, Guti, Zidane, gente bella e brava ma (fatta eccezione per Gravesen e Baptista) non tutta energica e capace di bloccare l’avversario.
In testa a tutto ciò c’è Fabio Capello che fino a un anno fa non piaceva affatto a Perez ma che, viste le esperienze con Luxemburgo e Sacchi, è tornato a far pensare il presidente del Real, più propenso al calcio spettacolare che a quello di speculazione.
Non so bene che cosa significhi ma a forza di pensare allo spettacolo il Real è un cinematografo di terza visione. Perez, sempre come dicono i suoi sodali, ha perso «el rumbo», non capisce più nulla di quello che accade alla squadra, con uno spogliatoio pieno di vedettes a fine carriera, molto truccate, troppo ricche, eccessivamente viziate.
Dunque i fratelli d’Italia sono pronti a dare una mano alle grandi di Spagna, l’orgoglio patrio, anche se calcistico, non guasta, soprattutto di questi tempi. Olè.