Con Toni e Prandelli Firenze celebra un altro Rinascimento

Il tecnico: «Ecco cosa succede se il club fa una programmazione seria»

Marcello Di Dio nostro inviato a Firenze
Toni e fulmini, canta la curva Fiesole in onore del suo centravanti mentre sotto il diluvio la Fiorentina ottiene la sua quarta vittoria su sei partite. Quasi un record, solo i viola di Giovanni Trapattoni nella stagione 98/99 fecero meglio. Era la Fiorentina dei Toldo, Rui Costa, Edmundo e Batistuta, che mise tutti in fila (Juventus compresa) con una partenza sprint: cinque successi, un solo stop all’Olimpico con la Roma. Il primato durò fino a febbraio, poi complice l’infortunio dell’argentino, i gigliati finirono terzi.
Oggi le facce della Fiorentina di Prandelli sono quelle dei «veterani» Frey, Fiore e Jorgensen, dei giovani Pazzini, Bojinov, Pasqual e Donadel, di gente a caccia di rivincite e di spazi come l’ex milanista Brocchi e del bomber con la B maiuscola, quel Luca Toni che sta rimpiazzando Batistuta nei cuori dei tifosi. Di gol ne segna a raffica (già sei, in media uno a partita) e la sua scia realizzativa, iniziata in B con il Palermo, dura ormai da tre stagioni. Il gol segnato al Livorno, la sua vittima preferita, è la risposta a tutte le polemiche di questi giorni, dopo le dichiarazioni del tecnico dell’Udinese Cosmi («sarà bene che gli arbitri comincino a studiarlo, con il suo gioco sa farsi valere...»). «Una battuta fuori luogo, io gioco pulito, i fischietti mi studino pure», la replica dell’attaccante che oggi torna nel gruppo della nazionale. Di cui è ormai un punto fermo, specie dopo il triplo sigillo alla Bielorussia. Lui pensa già alla partita azzurra di Palermo, dove l’accoglienza dei suoi ex tifosi non sarà certo calorosa.
Ma l’attacco più prolifico della serie A è il frutto di una squadra che va in rete con più giocatori: sei in totale finora, solo la Sampdoria ha fatto meglio. E non a caso ben otto elementi sono nel giro delle nazionali italiane ed estere. «Il presidente ha fatto una programmazione seria e ha costruito una rosa importante, Firenze è una città ricca di passionalità e ci segue con grande entusiasmo, merita grandi risultati», ripete Prandelli. Era tra i nomi indicati per la successione a Lippi sulla panchina della Juve («al momento una delle squadre più forti del mondo, ha tutto per tracciare una storia»), un anno fa lasciò la Roma per stare vicino alla moglie Manuela, ammalata. Oggi si gode questo secondo posto («ma restiamo con i piedi a terra») e domenica si è assunto anche la colpa del calo negli ultimi minuti del derby con il Livorno, nei quali i viola hanno rischiato di gettare al vento un successo meritato. «Ai miei dico sempre che bisogna sempre giocare, stavolta avrei dovuto dire loro di pensare a buttar via la palla», ammette. «Ormai soffrire nella fase finale è un qualcosa con cui si deve imparare a sopravvivere..., ma ci siamo abituati, no?», la battuta sdrammatizzante di Andrea Della Valle.
Il primo derby toscano vinto nella nuova era dirigenziale ha però consegnato di fatto ai viola la principale candidatura al quarto posto: l’incostanza della Samp, la partenza con il freno a mano tirato della Roma, il calo di Palermo e Udinese fanno sì che la Fiorentina abbia al momento qualcosa in più degli avversari diretti per la Champions. Ma in riva all’Arno la parola d’ordine è umiltà: la professa mister Tod’s, che dopo l’ultima annata ricca di attese e finita con una salvezza in extremis preferisce viaggiare a fari spenti. La professano i tifosi, che preferiscono festeggiare il primo gol del baby Pazzini. «Soffrivo troppo e i compagni lo sapevano. Il mio festeggiamento (le dita che premono sugli zigomi, gesto studiato con il fisioterapista viola)? Era per dire: avete visto?», sottolinea il giovane attaccante. L’entusiasmo è l’arma di questo gruppo, avere gli stessi punti del Milan e uno in più dell’Inter è motivo di orgoglio. Meglio però non esaltarsi più di tanto, in molti non hanno dimenticato la serata di San Siro nella quale la Fiorentina ha fallito il primo vero scontro con una grande. «Aspettiamo aprile, vi dirò dove possiamo arrivare», l’osservazione di Jorgensen, uno che ha già vissuto il miracolo dell’Udinese. Osservazione pertinente, Della Valle la sottoscriverebbe in pieno.