Toni: "Non ho scelto il Bayern solo per soldi"

Il centravanti ex viola è già un kaiser: "Ho qualche problema di lingua, ma qui parliamo con i piedi". Le ragioni della scelta tedesca: "Non ho scelto solo per i soldi. Con Inter, Milan o Juve avrei guadagnato meglio". La Nazionale: "Totti e Nesta rinunciano? Affari loro, per me è stimolante"

Al rientro due gol al Gern, poi un altro all’Höslwang e una doppietta mercoledì sera a Schaffhausen: Luca Toni è tornato, ha smaltito il lungo infortunio al piede sinistro ed è pronto a fare sfracelli nel Bayern Monaco in Bundesliga.
Kaiser Toni, Bundesliga e non serie A di casa nostra: dove sta l’errore?
«È una nuova esperienza che voglio provare, mettermi alla prova in una realtà nuova e quando uomini come Beckenbauer e Rummenigge chiamano, non si può rispondere di no».
Sì, però il Bel Paese, la Fiorentina, l’Inter, il Milan, la Juve, tutti la volevano...
«Non è questione d’ingaggio. Restando in Italia avrei guadagnato allo stesso modo. Non l’ho fatto solo per soldi. E poi ho scelto una delle più grandi squadre del mondo e, solo standoci dentro, si può capire cosa è il Bayern Monaco».
Ma ha dovuto rinunciare alla Champions.
«La cosa non mi pesa, la giocheremo la prossima stagione. Mi accontenterò di vincere la coppa Uefa, magari battendo in semifinale il Palermo e in finale la “mia” Fiorentina».
Già, Firenze, cosa rappresenta per lei?
«I due migliori anni della mia vita, grazie alla famiglia Della Valle e a Prandelli. Al punto che, giocando il Bayern di sabato, alla domenica mi precipiterò a Firenze per tifare per i viola».
A Firenze la rimpiangono, si sentono orfani.
«Pazzini mi sostituirà alla grande. È venuto con me in vacanza alle Seychelles, gli ho parlato, l’ho visto determinato, farà tanti gol».
E con la nazionale come la mettiamo?
«Col ct Donadoni mi sono già sentito, gli ho dato totale disponibilità, ovviamente tenendo conto delle esigenze del Bayern. All’azzurro non voglio rinunciare, la nazionale mi ha dato tanto».
Ma Totti e Nesta non ci vogliono più andare.
«Affari loro, ma rispetto le scelte di tutti. Se per loro è diventato pesante e non se la sentono più, è giusto che rinuncino. Per me invece la nazionale è uno stimolo, la vetrina che ti dà è unica».
Il mondiale, la notte di Berlino, quel 9 luglio, festeggiato un anno dopo. Cosa le è rimasto del trionfo?
«Una felicità che nemmeno si può descrivere. Mi sono sentito realizzato come uomo e come giocatore. E poi il gruppo, eravamo diventati una cosa sola. Abbiamo lasciato fuori dalla porta tutto quello che di brutto, a livello calcistico, stava capitando in Italia. Ci siamo isolati in noi, per noi, abbiamo tirato fuori gli attributi e mostrato quello che sapevamo fare. E alla fine abbiamo avuto ragione noi».
Marcello Lippi?
«I meriti maggiori sono suoi perché è riuscito a non farci pensare ad altro che al raggiungimento dell’obiettivo finale. Non lo si può discutere sia come uomo che come allenatore».
Lasciamo da parte i bei ricordi, però sia sincero, quanto le mancherà il campionato di casa nostra?
«Certamente tanto, ma me ne faccio una ragione. A Firenze ho vinto la Scarpa d’oro come più prolifico bomber europeo. Vediamo cosa mi riserva il Bayern, perché con Klose a fianco, Ribery e Sosa a far cross dalle fasce laterali, Zé Roberto e Van Bommel a fornire assist, ne vedremo davvero delle belle. E i gol arriveranno a grappoli».
La differenza tra il calcio tedesco e quello italiano?
«È ancora troppo presto per dirlo, però quello tedesco mi sembra più concreto e tosto, con maggior equilibrio. Forse non ci sono tanti grandi club come in Italia e il livello tecnico potrebbe sembrare inferiore. Ma aspettiamo alla fine per dirlo».
Che campionato sarà il nostro, senza i gol di Toni?
«Non ne sentirete la mancanza. Ci penseranno gli altri».
Si è già ambientato in Germania?
«Qualche problema di lingua c’è, sto studiando il tedesco ma con i tanti campioni che ha il Bayern, ci capiamo al volo parlando con i piedi».
Però Inter, Milan, Juve, a cosa ha rinunciato...
«In compenso ho trovato il Bayern e non è detto che al cambio debba smenarci. Tutt’altro».