Toni Servillo: «che fatica recitare in tedesco!»

L'attore ha presentato al Festival internazionale del film di Roma la pellicola di Claudio Cupellini «Una vita tranquilla» dove recita la parte di un ex camorrista fuggito in Germania

La lingua non sempre è il primo e più istintivo mezzo di comunicazione. In alcuni casi è uno schermo, quasi uno scudo. Qualcosa che serve per proteggersi. Ne sa qualcosa l'attore campano Toni Servillo che ieri alla Festa del cinema di Roma ha presentato il film di Claudio Cupellini, «Una vita tranquilla». «Recito la parte di un animale braccato che si nasconde nella tana costituita da tre lingue diverse, italiano, napoletano e tedesco». Servillo è la punta di diamante del terzo film italiano in concorso al festival capitolino. «Rosario è un uomo che si nasconde, che fugge dal passato per redimersi e si costruisce una nuova vita» spiega l'attore che è presente in questi giorni sugli schermi italiani con il film «Gorbaciof» di Stefano Incerti. Il passato di Rosario torna però con violenza sotto le sembianze del figlio. Uno schema classico della tragedia, nella relazione padre-figlio. «In questa sua fuga - ricorda l'attore - le lingue sono fondamentali: usa il tedesco per esprime l'amore e l'affetto per la sua nuova famiglia, l'italiano per comunicare con i suoi dipendenti e il napoletano quando parla col figlio». «In questo film - aggiunge - recito praticamente senza trucco, sono me stesso, ma in realtà il trucco c'è: il mio personaggio cambia attraverso le lingue».
«Una vita tranquilla» uscirà il 5 novembre. Interpretato anche da Maurizio Donadoni, Marco D'Amore, Francesco Di Leva, Juliane Kohler, il film racconta la storia di un ex camorrista che ha fatto finta di morire rifugiandosi in Germania. Lì si crea una nuova identità, apre un ristorante, si sposa e ha un figlio. Un giorno arriva l'altro figlio, quello che aveva abbandonato da bambino in Campania. È in compagnia di un socio ed entrambi sono affiliati di un clan camorristico inviati in Germania per compiere un omicidio legato allo smaltimento illecito di rifiuti. E così, come un fulmine a ciel sereno, dopo 15 anni il passato torna prepotente e violento. E la fine, dal vago sapore classico (da tragedia greca) fa tornare il tempo indietro di tre lustri. «Mi sono innamorato della sceneggiatura (con cui Filippo Gravino ha vinto nel 2003 il Premio Solinas, ndr) - spiega ancora Servillo -. E ho accettato di fare questo film senza esitazioni». In effetti, aggiunge poi, i problemi sono arrivati in fase di lavoro. «Ho studiato molte ore al giorno per riuscire a recitare in tedesco ma ad un certo punto sono stato colto da sconforto e ho detto a Cupellini: chiama Bruno Ganz, lui parla perfettamente il tedesco e anche un ottimo italiano». «Poi - conclude - ho resistito e sono molto soddisfatto del risultato».
Problemi di lingua, intanto, si sono registrati questa mattina all'inizio della proiezione per la stampa del film «The social network», ispirato alla vita e al successo di Mark Zuckerberg, cratore di Facebook. Il film era proposto in versione italiana con sonoro disappunto di tutti i giornalisti stranieri accreditati al festival e presenti in massa alla proiezione. La direzione del festival si è subito scusata dicendo che è stata la Sony, casa produttrice del film, a insistere per la proiezione in italiano. Solitamente nei festival le pellicole vengono proposte in lingua originale ed è da questo «strappo alla regola» che è nato il disappunto del pubblico presente. Immediata la reazione dell'organizzazione. Alle 12.30, infatti, è stata proposta una nuova proiezione solo per la stampa e questa volta in versione originale.