Toni Servillo sceglie Goldoni «L’apparire sciupa la vita»

Il bello è che non ci sarebbe nulla da ridere, o da sorridere. Perché i secoli sono passati, le parrucche sono scomparse, le villeggiature si vanno a prenotare all'agenzia all'angolo, ma quei viziacci restano lì. Anzi, mandano un odore, se possibile, ancora più cattivo. Un attore e regista consumato come Toni Servillo lo sa ed è per questo che la sua goldoniana Trilogia della villeggiatura torna sul palcoscenico del Piccolo Teatro Grassi, dopo più di mezzo secolo dalla storica messa in scena strehleriana in una veste, come dice lui, «meno sentimentale e malinconica, più secca e cinica. Cinica come lo era Carlo Goldoni». L'appuntamento è di quelli memorabili, anche per un cartellone istituzionale e prestigioso com'è quello del Piccolo: da oggi in prima nazionale d'eccezione, la «Trilogia» comincia una marcia che porterà in giro il capolavoro goldoniano per l'Italia, fino alla prossima primavera. Coprodotta da Teatri Uniti e Piccolo Teatro, la celebre pièce sulla preparazione, lo svolgimento e il ritorno dalla villeggiatura della buona borghesia veneziana del '700 vede la luce in modo del tutto particolare: «Il testo di riferimento è quello di Strehler del 1954 - spiega Toni Servillo - Ho operato qualche taglio, più sulla prima parte delle Smanie e meno sull'ultima, quella del Ritorno. Alla fine, lo spettacolo dura tre ore, anche se l'intera Trilogia, che Goldoni auspicava in scena in tutta la sua completezza, potrebbe arrivare a nove. È un testo di straordinaria acutezza di indagine su una classe, la media borghesia, che ha avuto ed ha ancora oggi molte responsabilità nella storia del Paese. Goldoni, con Eduardo, porta in scena quella schiettezza di linguaggio che il teatro italiano deve recuperare e questa storia è impressionante per come sa parlare al contemporaneo. Nei due gruppi famigliari portati alla villeggiatura dai patriarchi Filippo e Leonardo c'è tutta la moda dell'apparire, dell'esserci a tutti i costi, c'è il vivere nel presente, ignorando il passato e non progettando il futuro. Insomma, c'è tutto quell'orrendo Life Is Now che incombe come slogan nelle nostre tv». Ecco, allora, che il Servillo che appare in locandina stravaccato e ozioso a far da ponte tra seggiola e tavolino («Il mio personaggio, quello di Ferdinando è il più spregevole, quello dello scroccone, il parassita allegro che pensa a rubare una donazione per garantirsi un prepensionamento») è il simbolo di una società che rivela il proprio vero volto privato quando molla le briglie negli ozi delle ferie e che, al ritorno a casa, si ritrova ancora più vuota, di valori e di pecunia. «Come fece Strehler, io entro in punta di piedi nel testo - conclude Toni Servillo - Ho cambiato solo qualche vocabolo desueto e ho cercato di spiegare come, alla fine, la giovane Giacinta (interpretata dalla giovane attrice milanese Anna Della Rosa, fortemente voluta da Servillo), che nella villeggiatura avrebbe voluto trovare l'amore e l'indipendenza, si abbandoni consapevolmente alle regole della propria classe». Bandiera bianca per lei, un retrogusto un bel po' amaro per noi.
Trilogia della villeggiatura
Piccolo Teatro Grassi, via Rovello
da oggi al 9 dicembre
ingresso 31-24,50 euro
biglietteria 848.800.304