Toni vale triplo Italia a un passo dal mondiale

Azzurri subito sotto di un gol, ma poi il bomber viola travolge la Bielorussia. Ora basta un pareggio con la Slovenia

Franco Ordine

nostro inviato a Minsk

Uno spavento piccolo piccolo prima di una godibilissima goleada. L’Italia di Lippi è fatta così: se non soffre, se non va sotto, come accadde fin dal primo giorno, a Palermo contro la Norvegia, non riesce a divertirsi. E neanche a rialzarsi in piedi con una frustata di sano orgoglio patriottico. L’ultima nazionale, riveduta e corretta appena in quattro esponenti, non una rivoluzione rispetto al discusso 1-1 di Glasgow, passa nel giro di un tempo, il primo, dalla mortificazione del golletto subito (il solito Kutuzov capace di castigare una distrazione collettiva della difesa azzurra) all’esaltazione di uno spettacolare 3-1. Nella seconda frazione il bottino diventa una cavalcata trionfale grazie a uno di quei contropiedi che possono fulminare anche la più collaudata delle difese: Totti, sempre lui, serve Gilardino, sulla respinta del portiere locale, Toni si contorce tutto per riuscire a colpire, al volo, di testa. E così consegna al tabellino un goloso 4-1. Fuori casa non è un risultato così frequente. Festeggiamolo a dovere. Ed è anche la risposta autorevole a quelle censure sul ridotto numero di gol firmati dagli attaccanti. Il calcio è così: sa essere spietato ed è pronto a smentire.
Nell’occasione sale alla ribalta un perticone di uno, Luca Toni, di recente trasferito dal Palermo (ahi ahi signor Zamparini, che errore clamoroso) alla Fiorentina rampante di Prandelli, centravanti col gol in canna, lesto nel firmare una tripletta di grande suggestione. È la prima dopo un bel pezzo, dopo la raffica di Inzaghi ai gallesi, due anni fa. Complimenti. Dietro di lui tutta la squadra risponde perfettamente ai comandi del ct. Non si impappina, non va in depressione, nel giro di un paio di minuti rimette in steso il punteggio e poi dilaga nel gioco prima ancora che nel risultato. Questo è uno spettacolo da raccomandare anche alle mogli che mal sopportano in casa la dittatura del calcio e del telecomando: a centrocampo la palla gira che è un piacere da una pedina all’altra e quando capita tra i piedi della musa romanista, Francesco Totti, si capisce al volo che per la Bielorussia sono dolor di pancia. È vero la nazionale locale non ha la consistenza di altri rivali nonostante la felice partenza dai blocchi; è vero la difesa schierata dal ct Baldachny soffre la statura di Toni e in particolare la sua bravura nel gioco aereo; è vero anche il portiere bielorusso commette uno sfondone (cross laterale di Grosso, Toni anticipa in un colpo solo lui e il difensore) e persiste qualche dubbio sulla regolarità della posizione del cammellone fiorentino azionato da Camoranesi per l’1-1. Tutto vero. Ma è bene ripeterlo chiaro e forte: sul successo dell’Italia non c’è alcun dubbio. Luccica in una serata che sembra fatta apposta per cancellare le tensioni passate e per rimettere a cavallo Lippi con i suoi giovanotti, ormai a un passo dalla qualificazione matematica. Mancano solo due punti con due partite a disposizione nel mese di ottobre: a Palermo contro la Slovenia e a Lecce infine contro la Moldova. Ma ne potrebbe bastare anche uno solo, se il pareggio arrivasse contro gli sloveni.
Sul 4-1, Lippi ridisegna la squadra e con l’ingresso di Barone (al posto di Gilardino in ritardo di condizione) dispone i suoi secondo il 4-4-2 che toglie qualche imbarazzo alla difesa e consente a tutti di apparecchiarsi meglio per le ripartenze rispetto agli assalti della Bielorussia. Ecco il punto: il tridente è un lusso, può favorire qualche goleada ma anche qualche imbarazzo difensivo. Scopre leggermente la difesa sottoponendola alle incursioni laterali o centrali: bastano centrocampisti svegli e di buona gamba oltre che il più semplice degli 1-2 per aprire la strada verso l’area di rigore. Così matura il gol di Kutuzov, colpa questa volta non del vituperato Zaccardo ma di una dormita generale della difesa. Per questo stesso motivo si colgono altre difficoltà. È lo stesso destino che coglie, a volte, di sorpresa il Milan di Ancelotti: col tridente soffre sui lati. Se sfrutta al massimo il proprio potenziale è festa per tutti. Altrimenti son dolori. È l’unico nodo da sciogliere da qui al mondiale. Che per fortuna diventa una strada tutta in discesa. Evviva.