Tonini: «Sbagliato schierarsi lasciamo lavorare la Consulta»

«Referendum o no, l’importante è cambiare questa orrenda legge elettorale»

da Roma

Senatore Tonini, lei è stato uno dei primi firmatari per il referendum, pur essendo un veltroniano doc. I timori di Guzzetta sono fondati? Ci sono sotterranee pressioni sulla Corte costituzionale?
«Io credo che sia necessario avere massima fiducia e rispetto per la Consulta. Guzzetta fa la sua parte come comitato referendario, ma non è giusto parlarne. Non si deve interferire con il compito della Corte, neanche verbalmente».
C’è chi ipotizza che la mancata nomina di un componente della Corte sia legata alle decisioni sul referendum...
«Sono questioni distinte. Questa situazione si è creata, purtroppo, per l’inadempienza del Parlamento. E la politica oggi deve augurare soltanto buon lavoro alla Consulta».
Il senatore della Lega, Roberto Calderoli, sostiene che l’allarme sulle presunte pressioni sulla Consulta serve per spingerla verso il parere favorevole sulla legittimità dei quesiti...
«Ribadisco che nessuno deve schierarsi né da una parte né dall’altra, dobbiamo solo aspettare con fiducia. Come sostiene il presidente Napolitano sussistono tutte le condizioni e le garanzie perché il giudizio sia sereno».
Lei è un referendario convinto, ma è anche un sostenitore del modello francese, lo stesso a cui in questi ultimi giorni fa riferimento il segretario del Pd. È convinto che dopo il referendum si possa fare la riforma?
«Lo stesso presidente Napolitano ricorda l’esigenza di una riforma della vigente legge. Quando mi sono candidato non mancavo di dire sempre ai miei elettori che mi sarei battuto per cambiare questa schifosissima legge elettorale. Referendum o no, è quello l’obiettivo principale».
Allora perché fare il referendum se non serve a cambiare la legge elettorale?
«Oltre 850mila cittadini, ministri come Parisi e un leader del centrodestra come Fini, attraverso il referendum sperano di mettere paura ai partiti e costringerli a fare la riforma. È un buon motivo».
Il suo ex collega di partito, il senatore Gavino Angius sostiene che il modo nel quale il Pd affronta la riforma elettorale punta a far cadere il governo Prodi anche se cambiare la legge è giusto pur di evitare uno «scellerato» referendum.
«Governo e referendum sono due distinte partite. Non è ragionevole mischiarle. La riforma, per l’Italia, non è un optional. E questo governo ha sempre dichiarato di voler fare la riforma elettorale».
Sistema alla francese quindi?
«Mettiamola così: servono la riforma del voto e una circoscritta riforma costituzionale per superare l’attuale bicameralismo definito a torto "perfetto". Bisogna inoltre rafforzare i poteri del premier per garantire stabilità al governo e riformare i regolamenti parlamentari per incentivare l’aggregazione dei gruppi. La riforma deve andare in questa direzione».