Tonini: "Siamo ostaggi di minoranze e veti"

Il senatore Pd: "Viviamo sotto il ricatto di chi vuole impedire alla maggioranza di esprimersi. Ma speravo che il caso fosse già chiuso"

Roma - "Sorpreso". Il senatore Giorgio Tonini, cattolico ed esponente di punta del Partito Democratico, non si aspettava il j’accuse del cardinale Angelo Bagnasco contro il governo per l’annullamento della visita del Papa alla Sapienza.

Bagnasco parla di una rinuncia indotta dai "suggerimenti dell’Autorità italiana".
"Sono sorpreso: mi pareva che Bagnasco stesso il giorno prima avesse considerato chiuso il caso. È chiaro che la responsabilità primaria è di una minoranza settaria che voleva impedire al Papa di parlare ed è riuscita nel suo intento".

Ma il governo non sarebbe dovuto intervenire prima?
"Proprio poco fa Veltroni stava parlando di dittatura delle minoranze. È vero che il Paese vive sotto il ricatto di piccole minoranze di diversi colori sociali, che impediscono alla maggioranza di esprimersi. Sia nella vicenda del Papa sia nello scandalo dei rifiuti a Napoli le minoranze hanno avuto uno straordinario potere di veto".

Bagnasco richiama i politici cattolici a seguire la propria coscienza e non le ragioni del partito.
"In questo non c’è una vera novità. Sono due i principi che vengono ribaditi. Si chiede ai cattolici in qualche modo di limitare i danni, ovvero di non sostenere provvedimenti legislativi contrari alla morale cristiana. Poi un richiamo alla libertà di coscienza, che io credo debba valere in tutte le direzioni. Vale sia per disciplina di partito, che non deve prevalere rispetto alle proprie convinzioni, ma anche rispetto alla valutazione ecclesiale e alle gerarchie vaticane".

Come vive questo contrasto? Si è mai trovato in difficoltà con la coscienza al momento del voto?
"Questioni complesse che riguardano temi come la vita e la morte interrogano sempre le nostre coscienze. Come Partito democratico dobbiamo lavorare in tre direzioni. Cercare intese più larghe possibile perché su certi temi non si può andare dietro alle correnti di opinione momentanee, ma cercare elementi stabilità. Non si può legiferare andando a cercare un voto in più per avere la maggioranza. Poi rendere più flessibile la disciplina di un partito che racchiude anime diverse, cercando una sintesi attraverso il dialogo. Infine resta il diritto della libertà di coscienza anche se come extrema ratio. Non come alibi per evitare il confronto".

Libertà di coscienza anche per la legge sull’aborto? Bagnasco chiede di aggiornarla.
"Ho letto attentamente quanto dice Bagnasco e lo trovo condivisibile. Quella della gerarchia cattolica è una linea molto cauta. Non chiede né l’abrogazione né la modifica. Aggiornamento non è un termine tecnico, si può procedere attraverso via regolamentare e non legislativa. La medicina progredisce e su un punto si può cercare consenso per esempio seguendo la strada seguita dall’ospedale Mangiagalli di Milano che ha escluso l’aborto terapeutico dopo 22 settimane. Una scelta condivisibile".