Tonino Carino: i gol non sono come i pacchi

Il popolare ex mezzobusto di «90°» ora con la Ventura: «Col pallone si può scherzare, ma a volte anche una battuta è di troppo»

Massimo Bertarelli

Caro Tonino Carino, complimenti per la trasmissione, direbbe Frassica...
«Sì è stata una bella invenzione mostrare a Quelli che il calcio i gol del Maifredi team. Così impara chi ci aveva intonato il de profundis».
Felice che il suo Ascoli sia tornato in serie A?
«È un premio alla serietà della provincia».
Anche se la promozione è stata un regalo...
«Più che il Torino dobbiamo ringraziare il nostro presidente, Roberto Benigni».
A proposito di Serie A, lei che è stato il più popolare mezzobusto di «90° minuto», cosa pensa del nuovo programma?
«Manca di ritmo, è poco incalzante. Il calcio è galoppo, non trotto e i gol non sono i pacchi».
Il migliore tra i due Paoli alla conduzione, il Valenti dei suoi tempi o Bonolis?
«Se Bonolis ha raggiunto sul mercato quelle valutazioni iperboliche, vuol dire che in tv ci sa stare. Valenti era un professionista che ha creato una grande scuola di giornalisti».
Che molti però prendevano in giro...
«Valenti voleva gente che bucasse il video, che suscitasse passioni. Meglio uno antipatico di uno anonimo, diceva».
Quindi meglio gli inviati tifosi Necco, Bubba e Giannini degli inviati asettici Longhi, Cherubini, Malaguti...
«Onestamente oggi non vedo in giro dei giganti, ma molto grigiore».
Si può scherzare sul calcio come fa Bonolis?
«Sì, però senza esagerare. A volte anche una battuta può essere di troppo».
I tifosi del Milan (e dell’Ascoli) hanno dovuto aspettare un’ora e mezza per vedere i loro gol...
«Male. Il calciofilo è impaziente, non vuole aspettare».
C’è chi replica: i gol li ha già mostrati Sky...
«E chi va allo stadio? Quando c’era il vecchio “90°”, che faceva anche dodici milioni di spettatori, i tifosi uscivano dallo stadio e si fermavano a guardarci nei bar per non perdere neanche una sintesi».
Gli inviati dai campi devono ribattere alle battute di Bonolis?
«La battuta va bene se è spontanea. Il conduttore deve adeguarsi alla personalità dei colleghi. Ciascuno faccia solo quello che sa fare».
Lei che cosa non saprebbe fare in tv?
«Condurre un telegiornale».