Tonino il democratico: penale di 100mila euro per chi lascia l’Idv

«Candidarsi con l’Italia dei Valori significa firmare un patto etico con il quale si dichiara di avere la fedina penale pulita. Contestualmente si firma un atto d’obbligo nei confronti del partito». Ignazio Messina, responsabile enti locali dell’Idv e commissario per la Calabria, descrive il reclutamento dei candidati per le Regionali in questi termini. Ieri Italia Oggi ha però fornito una versione più ampia dell’«atto d’obbligo»: impegno a versare 3.500 euro al mese in caso di elezione (210mila euro per i 5 anni di consiliatura) e penale di 100mila euro in caso di abbandono del gruppo.
Insomma, una «blindatura» per evitare il ripetersi di casi come quelli di Valerio Carrara e Sergio De Gregorio, trasmigrati in passato nel Pdl, e di Pino Pisicchio, approdato ai rutelliani. Il problema, però, è l’articolo 67 della Costituzione («Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato») che consente a tutti gli eletti di usare i partiti come taxi. «E invece no - ribatte Messina - perché se ti fai eleggere con l’Idv e c’è un cambio di casacca, c’è anche un dovere risarcitorio nei confronti degli elettori». Nessuna limitazione della libertà: solo un semplice risarcimento, «un fatto di rispetto», sottolinea il commissario per la Calabria che ha appena finito di inviare la lista dei candidati alla commissione Antimafia per ottenerne il via libera prima del deposito.
Secondo Italia Oggi, i «voltagabbana» potrebbero essere puniti anche con il pagamento delle proprie spese elettorali, mentre gli eletti più «fedeli» potrebbero ricevere uno sconto sul contributo mensile. Ma il coordinatore lombardo Sergio Piffari smentisce: «La campagna la paga il partito: candidiamo disoccupati che non vedono un euro da sei mesi. E anche sottoscrivere l’atto non è obbligatorio, tuttavia chiediamo ai candidati di iscriversi al partito: la tessera costa solo 20 euro».