«Tonino ecologista? Solo per acchiappare voti»

RomaPresidente Bonelli, scavalcati sull’ambientalismo da Di Pietro.
«Che da ministro diceva che noi dei Verdi bloccavamo l’Italia...».
E adesso si fa promotore del referendum per l’abolizione del nucleare, a 23 anni dalla consultazione dell’87.
«Ecco il motivo per cui mi sento di lanciare un appello “affettuoso” tra virgolette a Di Pietro».
Tra virgolette, certo.
«Gli chiederei di evitare di trasferire questa sacrosanta battaglia contro il nucleare in una bandierina per prendere più voti alle elezioni».
Ci vede dell’opportunismo?
«Si deve costruire un fronte ampio, senza che qualcuno abbia la primogenitura. La battaglia sul no non può diventare uno strumento di lotta politica per riuscire a massimizzare dal punto di vista elettorale l’iniziativa. Il punto è vincere».
Perché il referendum sul nucleare si potrebbe anche perdere.
«E sarebbe un disastro per l'ecologismo e per il nostro Paese. Non si può costruire un’alternativa a Berlusconi nel nome dell'antiberlusconismo, e poi tornare al governo con Di Pietro che per esempio, riguardo al Ponte sullo Stretto, si comporta come fece due anni fa».
Adesso il leader dell’Idv fa del Ponte sullo stretto quasi la madre di tutte le sue battaglie.
«Se Berlusconi oggi deve dire grazie a qualcuno per i fondi del Ponte sullo Stretto questo qualcuno è Di Pietro. E sa cosa mi ha sorpreso?».
Che non se lo ricordi?
«Trovo singolare averlo sentito dire ad Annozero che è contro il Ponte senza esprimere autocritiche, senza fare cenno al passato».
Quando vi massacrava...
«Durante il governo Prodi, da ministro si oppose all'emendamento dei Verdi che volevano lo scioglimento della società del Ponte».
E lei era capogruppo dei Verdi alla Camera.
«Lo sono stato per diciotto mesi, ricordo bene certe frasi».
Insomma, non vi strizzava l’occhiolino.
«Ricordo il suo essere contrario ai termoinceneritori fino a essere a favore degli inceneritori durante il problema dei rifiuti di Napoli. Ci attaccava: basta con questi ambientalisti che bloccano tutto, diceva».
Cioè le grandi opere che lui da ministro doveva gestire?
«Diceva che le infrastrutture non sono né di destra né di sinistra, e che quindi lui portava le politiche del precedente governo, ossia le politiche di Lunardi. Ci vorrebbe più onestà intellettuale in politica. Noi riteniamo di Pietro alleato, ma...».
Tra virgolette...
«Diciamo che se domani dovessimo riproporre le stesse infrastrutture del governo Berlusconi non vedrei nessuna differenza tra centrodestra e centrosinistra».
E quindi come ci si fa a fidare?
«Noi sappiamo che da soli non ce la facciamo a portare la metà più uno degli italiani a votare su un eventuale referendum. E bisogna vincere la battaglia contro il nucleare. Per questo è necessario formare un grande movimento sociale e trasversale, includendo destra e sinistra, associazioni, mettendo da parte gli interessi politici».
Ma Bersani, da ministro del governo Prodi, non si era detto non contrario al nucleare?
«E infatti invitiamo a ragionare anche il Pd, insieme al centrodestra e agli elettori di centrodestra. Partiamo il 13 marzo, con il “No nuke day”, per dire no al nucleare e sì al solare. Abbiamo presentato un rapporto di due istituti di rating che sconfessano quello che Scajola dice sul costo del nucleare».