Tonino intima ai propri deputati: "State zitti. Parlate se lo dico io"

Di Pietro: "Il vostro voto e le vostre esternazioni devono essere autorizzati da me". Alla Camera metà del partito si è astenuto sulla sicurezza

Brutta aria dalle parti dell’Idv. La confusione regna sovrana tra i parlamentari dipietristi, si moltiplicano nelle periferie del partito i focolai di dissenso verso i vertici nazionali, e Di Pietro prova a riportare ordine e disciplina nei ranghi a modo suo, col piglio del padre-padrone. Leggete un po’ cosa ha scritto ai suoi parlamentari, mercoledì pomeriggio, dopo una scombussolata votazione alla Camera della sua truppa, spaccata a metà come una mela: «La libertà di voto è una cosa, la superficialità e l’improvvisazione un’altra». Incipit che lascia presagire una lavata di capo, che arriva due righe dopo, con un ordine da reggimento militare: «Vi prego di attenervi alla seguente e elementare regola: noi siamo all’opposizione e quindi non dobbiamo mai votare i provvedimenti della maggioranza, salvo che non ci sia una mia formale disposizione».

Poco dopo altra strigliata con annesso divieto di esternare in pubblico senza autorizzazione del Capo: «Anche per quanto riguarda le dichiarazioni pubbliche che vengono rese (quella di oggi per giustificare l’errore di voto è davvero puerile), se non sono in linea con le prese di posizione già codificate del partito, devono essere preventivamente autorizzate da me». Insomma, qui comando io, voi votate come dico io, si fa opposizione a prescindere da quel che si vota, e se non va bene ve ne potete pure andare altrove. Toni da «ducetto», ultimo soprannome coniato da Di Pietro per il leader del Pdl, già paragonato al dittatore argentino Videla, a Hitler, a Saddam Hussein. Da che pulpito.

Ma che è successo per far infuriare così Tonino? Una clamorosa spaccatura che ha portato una dozzina di suoi onorevoli a votare insieme al centrodestra sui Cie, i centri di identificazione e espulsione immigrati. C’era da decidere su un emendamento dell’opposizione (Pd e Udc), per cancellare il prolungamento della permanenza dei clandestini nei Cie da 2 a 6 mesi (come da progetto leghista). Tutti si aspettavano un voto contrario e compatto dell’Idv, invece no. Sono stati solo una decina i tasti rossi nei banchi dei dipietristi, gli altri dodici deputati Idv si sono astenuti, forse dimenticando che nella votazione a scrutinio segreto rimangono segreti i sì e i no, ma non le astensioni, che invece si illuminano di bianco nel tabellone di Montecitorio. E così, già durante il voto, è scoppiato un putiferio: urla, minacce, parole grosse, «traditori», «cacciateli», dentro il gruppo Idv ma anche dai banchi del Pd verso gli «alleati» traditori.
L’aspetto surreale della vicenda è che a «pugnalare» Tonino, questa volta, sono stati i fedelissimi, ma per eccesso di zelo verso il leader. Un equivoco imbarazzante che segnala una situazione di caos nell’Idv e che allarma Tonino al punto da fargli scrivere che «se andiamo avanti così si rischia l’anarchia e lo sfaldamento del partito».

Siccome settimane fa, in Commissione giustizia, proprio Di Pietro si era detto favorevole alla linea dura sulla detenzione dei clandestini, i suoi colonnelli a Montecitorio, prima della votazione, hanno diffuso l’ordine di astenersi pensando di interpretare la volontà del capo. Ordine di scuderia però mai autorizzato dal leader, che era nelle tendopoli dell’Aquila e non poteva controllare. E così si sono astenuti il capogruppo Donadi, la tesoriera Mura, Borghesi (vicecapogruppo), insomma i vertici Idv. Per questo duramente contestati dal Pd (Veltroni: «Sconcertante l’astensione dell’Idv», Melandri. «Sorprendente», Soro: «Fanno un’opposizione incerta», Bernardini: «Ma a che gioco giocano?»).

A quel punto Di Pietro si è visto costretto a prendere le distanze da quel voto pro-maggioranza, scaricando la rabbia nella lettera al gruppo. E lo ha fatto mettendo in discussione un diritto costituzionale dei parlamentari, cioè la libertà di espressione e di voto, senza vincolo di mandato. I suoi deputati, spiega nell’e-mail che ha per oggetto «comunicazione del presidente», devono votare come decide il partito, cioè lui. E poi, altra nota inquietante, l’Idv dovrebbe votare - secondo Tonino - sempre e comunque contro la maggioranza, a prescindere dalle proposte. Opposizione pregiudiziale, a priori, militare. Anche qui, linee guida più da politica sudamericana che da democrazia parlamentare.

Ma al presidente dell’Idv, in queste settimane di vigilia delle Europee, interessa altro. Interessa soprattutto conservare l’immagine di opposizione intransigente, nella speranza che porti voti raccogliendo i delusi Pd. Ma le speranze sono squarciate dai timori per le molte travi pericolanti nel partito. «Scusatemi la brutalità del linguaggio - chiude infatti Di Pietro -, ma se andiamo avanti così si rischia l’anarchia e con essa lo sfaldamento del partito. Soprattutto si rischia di mandare messaggi contraddittori e dannosi all’opinione pubblica ed al nostro elettorato. Auguri di buona Pasqua». Auguri.