Tonino il Moralizzatore, ricordiamoci dei «fatti»

Caro dr. Granzotto, è la seconda volta che sento collegare Antonio di Pietro alle scatole da scarpe e a una tale Mercedes, e purtroppo devo confessare la mia ignoranza su questi argomenti. Ho chiesto a un amico il quale non solo mi ha risposto malissimo, ma credo di aver rotto un rapporto al quale tenevo. Può darmi qualche lume? Grazie.


Me la conta giusta, caro Sgarallino? Davvero nulla sa della scatola per scarpe e della Mercedes e a cosa servì la prima e come entrò in possesso della seconda il gran capo dell’Italia dei Valori, e sottolineo valori, Antonio Di Pietro? Davvero nulla sa di una delle storie più belle e edificanti di quel centone chiamato Mani pulite? Non ci credo. La sanno anche i sassi. Un mio nipotino, Filippo, voleva che gliela narrassi ogni volta: «Dai, zio, racconta della scatola per scarpe e della Mercedes dell’orco cattivo che metteva tutti in manette». E io, che ho molta pazienza coi bambini, attaccavo: c’era una volta un giustiziere di Montenero di Bisaccia che s’era messo in testa di rivoltare questo e quello come un calzino. E ciò allo scopo di moralizzare il Paese. Mentre giustiziava a destra ma non a manca, la bilancia della giustizia in pugno, la nera toga di magistrato indosso, l’indice accusatore in canna e sempre a dire no, questo non ci azzecca, sì, questo ci azzecca e tu te ne stai un po’ in galera così rifletti e a te ti metto le manette così impari, trovava il tempo per chiedere e ottenere da un moralizzando, tal Pacini Battaglia, una confortevole garçonnière. E da un altruista, tal Giancarlo Gorrini, che poi un giorno, stufo, sbottò vuotando il sacco, 120 milioni da restituire senza interessi (ma in una scatola da scarpe avvolta in un giornale), più una Mercedes 300 CE, più un posto per il figliolo, più l’assegnazione alla sua signora di alcune succulente cause legali. E da un altro altruista, Giuseppe Lucibello, avvocato di molti moralizzandi, ivi compreso il Pacini Battaglia, nel collimatore del giustiziere, una mano per rivendere a buon prezzo la Mercedes 300 CE, che al giustiziere non andava più a fagiolo. E il giustiziere, se ne usciva a quel punto il mio nipotino, pur sapendo come andava a finire ma deciso a divertirsi fino in fondo, il giustiziere fu giustiziato? Nooo, rispondevo, mica è reato far tutte quelle cose lì. E che cos’è, allora? È quello che un birba delle tre cotte, Marco Travaglio, chiama «un fatto». È vero che il Matamoros di Montenero di Bisaccia non violò il Codice penale, ma è certo che trasgredì a quello morale, comportamento poco carino per chi si picca di fare, e con quella grinta, il moralizzatore. E mio nipote, allora: e chi lo dice, eh, zio, chi lo dice? Ma come chi lo dice? I magistrati che hanno giudicato Matamoros e che nella motivazione della sentenza hanno scritto che «gli indubbi fatti» denunciati dal signor Gorrini «rivestivano caratteri di dubbia correttezza, se visti secondo la prospettiva della condotta che si richiede a un magistrato, altri erano decisamente idonei a un’iniziativa sul piano disciplinare». E mio nipote, sornione: come un brutto voto in pagella? Proprio così, come un bel quattro in condotta. E gliel’hanno dato? No, l’hanno promosso onorevole. Onorevoleee? Già, onorevole.