Da Tonino a Pierfurby, ecco chi ha perso ma esulta lo stesso

Il Fli ai minimi, l’Udc cala, il Pd sparisce a Napoli, il Pdl sbanda a
Milano Ma nel valzer delle dichiarazioni fioccano scuse puerili e
riferimenti comici

Scusate, chi ha vinto? Dunque ricapitoliamo: Berlusconi ha perso, Fini ha perso, Casini ha perso, la Lega non ha vinto. Il Pd festeggia, ma sicuramente ha perso un po’ di voti a Bologna e tutta la città di Napoli. Il Terzo Polo è nato morto, gli altri due non si sentono troppo bene: trionfano i grillini, ma che se ne faranno della vittoria? «Non andiamo né a destra né a sinistra, siamo già andati oltre», proclama il guitto ligure. L’Idv ha vinto con De Magistris, il che significa che non ha vinto Di Pietro. Il Fli ha perso la sfida nella urne e adesso rischia pure di perdere i pezzi. «A Milano abbiamo perso la partita ma possiamo vincere lo scudetto», proclama Lupi. «A Napoli abbiamo perso, ma l’importante è che non vinca il centrodestra», s’accontenta Veltroni. Ma allora com’è andata davvero? Chi ha vinto e chi ha perso? «Un pareggio», se la cava Denis Verdini, cercando di salvarsi in corner. Ma forse voleva dire: partita sospesa per incapacità di capire il campo.
Era dai tempi meravigliosi di Nicolazzi e Rumor che non s’udiva una giornata post elettorale così confusa. E con commenti così arzigogolati. Il bipolarismo ci aveva regalato un minimo di chiarezza post elettorale: si usciva dal seggio conoscendo con certezza vincitori e vinti. La frammentazione del voto in quest’ultima tornata amministrativa mescola le carte all’improvviso, toglie riferimenti, fa saltare tutti i parametri. E così accanto ai dati inequivocabili (come la batosta milanese per il centrodestra) saltano fuori le interpretazioni più pittoresche: «Abbiamo perso a Savona, ma siamo soddisfatti per Arma di Taggia e anche in Fontanabuona abbiamo ottenuto buoni risultati», si consolano nella sede di Futuro e Libertà. E Fabio Granata ringrazia lo scrittore Antonio Pennacchi per aver posto «le basi per la crescita del Fli»: si capisce, dal momento che Pennacchi ha preso in tutto 831 voti (l’1,06% del totale) le basi per la crescita sono poste. Essendo, evidentemente, la decrescita quasi impossibile.
«A Milano siamo stati sconfitti, ma vorrei citarvi il caso di San Giuliano Milanese…», dichiara Ignazio La Russa alla conferenza stampa del Pdl. E nella sede laziale del Pd non stanno più nella pelle: hanno perso Latina, che fino a qualche mese fa davano per conquistata, ma a Genzano «i due candidati che si sfideranno al ballottaggio appartengono all’area riformista». E «anche i comuni dove non si afferma il candidato Pd, come Olevano Romano e Subiaco, il Pdl è in evidente difficoltà». Accipicchia: Olevano Romano e Subiaco, chi l’avrebbe detto? Sicuramente hanno vinto i due sindaci del veronese (entrambi di centrodestra) che hanno preso il 100 per cento dei voti (Affi e Roverè); sicuramente hanno perso i due sindaci del chietino che non hanno preso neanche un voto, nemmeno il loro o quello della loro mamma. È accaduto a Pietraferrazzana. Un terzo candidato, nello stesso Comune, ha preso appena un voto. Tutti e tre, come Pennacchi, hanno comunque posto le basi per la crescita.
Che cosa si può capire da questa confusione? A Gallarate sicuramente perde la Lega, che però a Lazzate stravince con il 70 per cento dei voti. Tanto basta alla Padania per parlare di «plebiscito bulgaro» in Brianza. Il partito di Bossi fallisce il colpaccio a Bologna, dove però triplica i consensi. «Siamo gli unici a vincere in controtendenza rispetto a Pdl e centrosinistra», commentano in via Bellerio. Però, intanto, il Carroccio è costretto al ballottaggio a Novara e persino nella sua culla, cioè Varese. E l’Udc? Gli uni dicono: in generale non ha vinto però vince quando si allea col centrosinistra, come dimostra il modello Marche. Macché, dicono gli altri: in generale non ha vinto, però vince quando si allea con il centrodestra come dimostrano il caso di Caserta, di Catanzaro e di Reggio.
Dunque, riassumendo: oltre che il «modello Marche» (alleanza Pd-Udc), vince il suo esatto opposto, cioè il «modello Calabria» (alleanza Pdl-Udc), però non bisogna dimenticare il «laboratorio Torino», il «caso Latina», la «sfida di Cagliari», il «fenomeno Napoli», il «trionfo di Salerno» e l’«esempio di Trieste». Ai ballottaggi che succederà? I leghisti di Gallarate sono tentati dal Pd, i terzo polisti di Milano ondeggiano, i grillini si astengono. Ronchi e Urso dicono «Moratti» e vengono sostanzialmente presi a calci nel sedere da Bocchino: loro hanno sicuramente perso. Anche la Moratti ha sicuramente perso. E il Pdl a Milano. E il Pd a Napoli. Tutti hanno perso. Però, come dice Verdini, «è stato un pareggio». Mah. La sinistra ha vinto? No, dice Fioroni (Pd). Invece per Enzo Bianco (Pd) è stata addirittura «la rivoluzione dei gelsomini». Perfetto, adesso abbiamo capito tutto: ci manca solo la dichiarazioni di Nicolazzi sul pentapartito, per l’appunto, e poi è come rivedere un film in bianco e nero. A un certo punto della giornata un senatore Pdl dice una banalità: «Ripartiamo dai risultati». E all’improvviso ci si accorge che oggi, dopo tanti anni, neppure su questa banalità si può essere d’accordo. Ripartiamo dai risultati, sì. Ma quali?