Tonnellate d’oro «sparite», una truffa allo Stato da 54 milioni

L’oro nascosto. Un tesoro da oltre 135 milioni di euro. A scoprirlo il Nucleo di polizia Tributaria della Guardia di finanza di Vicenza che ha concluso le indagini nei confronti di due imprenditori vicentini (una è una donna che «lavorava» con la complicità della madre), cui sono riconducibili due note imprese, accusati di frode fiscale, bancarotta fraudolenta aggravata (patrimoniale e documentale), corruzione di pubblici ufficiali e appropriazione indebita.
Le indagini hanno consentito di accertare vendite e acquisti in nero, da parte delle due società, di oro e preziosi per oltre 14 tonnellate, per un valore di oltre 135 milioni di euro e un’evasione, ai soli fini Iva, di circa 54 milioni: nelle compravendite non fatturate sono coinvolte 312 imprese orafe del territorio nazionale.
Tra le accuse anche quella di simulazione di furto, una «truffa» ideata per giustificare, attraverso una falsa denuncia, la falsa «sparizione» di 30 chili di oreficeria e distrazioni di 150 chili d’oro, utilizzati quale «buona-uscita», per liquidare in nero un socio occulto. Per coprire contabilmente, almeno in parte, il rilevante ammanco di magazzino, gli imprenditori hanno fatto ricorso a false esportazioni di oltre 500 chili di oro fino (pari un valore complessivo di circa 7 milioni), verso inesistenti clienti di Hong Kong. Questi ultimi sono stati, poi, fatti apparire come completamente insolventi, per far gravare i conti societari di ulteriori 200mila euro di spese legali inesistenti per il recupero.
Quanto alle false esportazioni, queste sono state rese possibili grazie alla connivenza di alcuni spedizionieri doganali, prestatisi ad attestare dati falsi nei documenti di «trasporto». Gli spedizionieri accusati, al pari degli imprenditori, di corruzione, risultano, in altri termini, essere stati disponibili a curare le operazioni false, predisponendo la documentazione necessaria e ricevendone, in cambio, denaro oltreché regali in oro.