Dal top del Balla, al flop di Toni e Gasp: un anno di voti

(...) Ma è ancora troppo presto, il rischio di essere bruciato per un portiere giovanissimo è troppo alto. In panchina con Lazio e nelle tre partite di Coppa, Ballardini gli riserva l’ultima con il Cesena e azzecca pure questa, come ha azzeccato tutto durante l’anno: la pressione è limitata e Perin è illimitato. Grande esordio.
Dainelli, voto 6,5. L’anno scorso sembrava bollito. Non lo era.
Criscito, voto 6. La regola dice che l’anno dopo i mondiali non fa bene ai giocatori. Mimmo conferma la regola.
Chico, voto 3,5. La cosa più significativa della stagione è il cambio di pettinatura, per il quale, secondo una leggenda metropolitana, si reca appositamente all’estero.
Moretti, voto 5,5. Va in crescendo. Ma è come se gli mancasse sempre l’ultimo miglio.
Kaladze, voto 8,5. Alcuni genoani dal naso fine, gli stessi che rimpiangono ancora Gasparetto, Coppola e El Topa, lo danno per finito il giorno del suo arrivo. È il miglior difensore che abbia visto qui da anni e anni.
Antonelli, voto 6,5. Comincia malissimo. Ma se la forma è quella che trova dopo qualche partita, diventando irrefrenabile sulla fascia - anche se Criscito parte - il futuro è davvero già qui.
Rossi, voto 7,5. Il capitano.
Mesto, voto 6,5. Il gol di Udine ti fa pensare che sia il futuro del calcio italiano; alcune prestazioni ti fanno pensare che sia il passato di se stesso. In realtà, molto semplicemente, come sempre, è il presente di Mesto.
Rafinha, voto 6. Discontinuo e a tratti irritante. Ma il gol nel derby di andata e, soprattutto, i suoi balletti valgono tutta la stagione.
Kucka, voto 6,5. Nelle prime partite ti dici: «Chi è arrivato!». Nelle ultime ti dici: «Chi è arrivato?». In entrambi i casi, la risposta è Kucka.
Milanetto, voto 8. Migliora con il passare degli anni, come il vino. Rosso (e blu).
Palacio, voto 9. Palacio Ducale. Ma Luca Borzani non c’entra.
Veloso, voto 6. Voto aumentato di un punto solo per come batte i calci d’angolo. Piede divino.
Konko, voto 5. Gioca nonostante l’infortunio che ne pregiudica le prestazioni. Ma, se stesse a curarsi, sarebbe meglio per lui e per la squadra.
Destro, voto 6,5. Il gol all’esordio è da campione vero, i movimenti in campo pure. Deve crescere. Ma può crescere.
Jankovic, voto 3,5. Sei presenze in campionato, una in Coppa Italia e undici panchine senza mai lasciare il segno. Eppure, è un giocatore meraviglioso: per il calcio, prima ancora per il Genoa, sarebbe un peccato perderlo.
Floro Flores, voto 9. Si diceva che gioca divinamente, ma non segna. Ora segna pure.
Jelenic, voto 5. Una presenza in Coppa Italia, due in campionato e tre panchine. Senza capire perché.
Paloschi, voto 6. A tratti è esplosivo come Tnt puro, altre volte ha le polveri bagnate. Il risultato è un petardino.
Boselli, voto 7,5. Come media realizzativa rispetto ai minuti giocati meriterebbe dieci, per la bellezza del gol nel derby anche undici. Le volte che gioca da titolare, va meno bene. Ma anche con il Cesena fa vedere un piede fatato e splendidi colpi.
Boakye, voto 7. Quattro presenze in campionato per un totale di 46 minuti e la partita di San Siro contro l’Inter in Coppa Italia, in cui fa davvero bene. Non sfigura mai.
Bertoncini, senza voto. Di riffa o di raffa, riesce a entrare tutti gli anni nel pagellone. Quest’anno, grazie a una panchina a Cesena. Prima o poi, giocherà.
Sturaro, senza voto. In panchina a Catania.
Polenta, senza voto. Tre panchine e diciotto minuti a Napoli. Per i quali, la bontà di fine anno impone di non dare voti.
Doninelli, senza voto. In panchina in Coppa Italia contro il Grosseto e in campionato a Torino e Napoli.
Carlini, senza voto. In panchina nella partita dei mille squalificati a Napoli.
Zuculini, voto 4. Doveva essere «la ciliegina». In quattro presenze di campionato e due di Coppa Italia sembra che abbia il baco.
Modesto, voto 4. Un minuto in campionato, 76 in Coppa Italia. Come sempre, aggettivo.
Toni, voto 3. Ingaggio record, delusione pure.
Palladino, voto 4. Pallidino.
Tomovic, voto 5. Sei panchine in campionato, 240 minuti in Coppa Italia. Poi si salva a Lecce.
Ranocchia, voto 6. La cosa migliore la fa quando Moratti versa il corrispettivo per il suo acquisto nelle casse del Genoa.
Rudolf, voto 5. Perfetto per il Bari.
Kharja, voto 3. Festa grande se l’Inter lo riscatterà.
Sculli, voto 4. Poteva finir meglio.
Candia, senza voto. Gloria pure per lui, in panchina col Grosseto in Coppa Italia.
Gasperini, voto 3. Intendiamoci, il Genoa si sarebbe salvato anche con lui in panchina, perché Bari, Brescia e Sampdoria comunque non avrebbero fatto peggio. Ma il rapporto era già finito. Meglio ricordarselo prima della «campagna acquisti geniale» dell’estate scorsa (copyright Gasp), quando ci insegnò ad amare il calcio. Alla memoria, voto 10.
Ballardini, voto 9,5. Prende una squadra che non ha fatto lui, non gli comprano nessuno di coloro che sognerebbe, non fa la preparazione atletica con i suoi fedelissimi Melandri e Regno, porta avanti una squadra che ha un monte ingaggi nettamente inferiore a quello di Gasp, fa una media punti nettamente superiore a quella di Gasp, finisce nella parte sinistra della classifica, è una persona perbene, si fa amare dallo spogliatoio, si fa amare dal pubblico, si salva matematicamente con parecchie giornate di anticipo, a tratti fa vedere un buon calcio, vince due derby in tre mesi. E finisce a 51 punti, che - deputati della media punti di Gasp - avrebbero potuto essere 57. Può bastare?