Top model non per caso Il segreto per sfondare? Quel difetto che piace

Segni particolari? Bellissime, qualche piccolo difetto e carisma da vendere. Una strada in salita, quella da percorrere per diventare top model. Tante iniziano. Pochissime calcheranno come protagoniste il palcoscenico più glamour del mondo. Sono circa quattrocento, a Milano, le modelle in cerca di un posto al sole che sognano di diventare icone delle passerelle e muse dei fotografi di tendenza. Un traguardo che prevede contratti pubblicitari in esclusiva con cifre a sei zeri e sfilate con ingaggi tra i dieci e i cinquantamila euro. Primo passo verso il successo, la conquista della fiducia di un’agenzia seria. «Altezza minima un metro e settantasei. Taglia quaranta, massimo quarantadue. Fondamentali, carattere e personalità» ci spiega Piero Piazzi, al timone della Women Model Management. «Una donna può essere meravigliosa, genere Baywatch, ma se è un’oca e fisicamente non ha qualcosa di particolare, lontano dagli equilibri degli stereotipi classici, non sarà mai una top model. Il mio concetto di bellezza è dettato dall’imperfezione. A metà degli anni Ottanta amavo le occhiaie di Marpessa, allora regina delle passerelle, oggi mi incantano gli occhi grandi e distanti di Maria Carla Boscono, la modella italiana più richiesta al mondo. La bellezza attira l’attenzione se dice qualcosa».
Per muovere i primi passi, indispensabile un buon biglietto da visita che, per aspiranti Naomi, Claudia e Cindy, è rappresentato da un servizio fotografico che si rispetti. Significativa la percentuale di modelle che oggi arrivano dai Paesi dell’Est e dal Sud America. Altissime le spese per mantenersi. Dal biglietto aereo per arrivare in Italia ai costi del residence, dai trasporti per muoversi in città al cibo, «perché le modelle vere» ricorda Piero Piazzi, «sono magre per costituzione e non seguono diete particolari». Un esborso mensile tra i mille e i millecinquecento euro al mese. Troppo per una ventenne alle prime armi con un pesante carico di altalenanti prospettive sulle spalle. «Con le aspiranti top siamo molto chiari. Non le illudiamo mai» spiega Brunella Casella, responsabile di Elite Italia. «È una carriera bellissima e difficile. Quando ci capita di intravedere possibilità di successo in ragazze che non guadagnano ancora nulla, anticipiamo i soldi sulle ipotetiche entrate future, dando loro la possibilità di mantenersi e di riuscire a realizzare i primi test fotografici. Ci occupiamo delle nostre modelle a 360°, sostituendo madri, padri e amici lontani».
Non esiste una regola per raggiungere il successo. Sono pochissime le ragazze che ottengono subito contratti vantaggiosi. La giornata tipo di una giovane modella inizia prestissimo. La mattina la sveglia suona alle sette per Valeria Sokolova, splendida diciottenne russa della scuderia di Piero Piazzi. Il tempo di una doccia, una colazione frugale e Valeria si ritrova in mezzo al traffico di Milano. L’attesa del tram, del bus o di un taxi preso al volo e via, di corsa verso i casting. Di rigore il book sotto braccio, la piantina di Milano con evidenziati gli indirizzi degli appuntamenti e tanta, tanta, pazienza. «Il nostro mondo non è fatto soltanto di sfilate e servizi fotografici. C’è un duro lavoro di preparazione e il casting è il punto di partenza di questa professione» ci racconta Stefani Medeiros, giovane brasiliana, in Italia da quattro mesi con la benedizione di mamma e papà che forse sognano per lei un futuro come quello di Gisele Bündchen. «Durante la settimana della moda partecipiamo anche a venti casting in una giornata» spiega Diana Aksenova, new face di Mosca. «A volte siamo più di cento ragazze e la prescelta è spesso una sola. Ci selezionano per sfilate, cataloghi e campagne pubblicitarie». Lunghe le attese, spesso in rigoroso silenzio. «Hanno tutte un’età compresa tra i diciassette e i ventitrè anni» ci spiega Caterina Matteucci, casting director. «A seconda delle richieste dei clienti chiamiamo le agenzie per convocare le ragazze che si presentano ad una ad una. Per sciogliere il ghiaccio, nell’arco di due ore, cerco di familiarizzare, di metterle a loro agio e di capire le loro storie. Le faccio camminare, per vedere come si muovono, e dopo qualche scatto fotografico traggo le mie conclusioni. Non devono essere né troppo timide, né troppo estroverse. È indispensabile che si differenzino dalla massa con qualche particolare».
Sasha Luss e Anne Bas, diciottenne olandese fotocopia di Veruska, hanno dimostrato di possedere quel certo non so che e sono state scelte tra duecento ragazze per servizi fotografici di prestigio. Non solo Paesi caldi, come teatro dei set pubblicitari. Alle modelle è richiesta anche una salute di ferro. «Ricordo una volta, era pieno inverno» racconta Alessia Piovan, al fianco di Paolo Bonolis al Festival di Sanremo, «faceva un freddo bestiale. Indossavo abiti estivi, leggerissimi, e tra una foto e l’altra cercavo di riscaldarmi con coperte pesanti e grazie all’aria calda del phon. Mia madre mi aveva accompagnata ed era esterrefatta per la mia caparbietà. Non sempre è tutto rose e fiori». Equilibrio e un certo distacco indicano la strada verso il successo. «I miei genitori mi sono sempre stati vicini e questo lo ritengo molto importante» continua Alessia. «Ho iniziato con un concorso in spiaggia. Mi ha notata un talent scout di Parigi e da un giorno all’altro mi sono ritrovata a lavorare con fotografi come Bruce Weber, Peter Lindberg e Annie Leibovitz. È un lavoro impegnativo. Alcuni pensano che le ragazze che diventano modelle non abbiano voglia né di studiare né di lavorare. Non è così. Il nostro mestiere è serissimo ed è importante non prenderlo come un gioco. La sera si va a dormire presto perché la mattina le occhiaie sono assolutamente vietate. Senza rigore non si arriva da nessuna parte».
Hanno seguito la via della serietà e del successo anche Michaela Kocianova e Katia Kokoreva, quest’ultima con un contratto in esclusiva con una delle più note case di moda. Ventiseienne, russa, sposata con un italiano, una figlia di nove anni, Katia ci racconta le maggiori difficoltà che la portano «a stare lontano dalla sua famiglia e dagli amici senza mai sapere se il giorno dopo» si risveglierà «in Australia o in Africa». Una vita in viaggio da un angolo all’altro del pianeta. Una professione che «dovrebbe rimanere una parentesi nella vita di ogni ragazza» secondo Diana Aksenova «perché il mondo reale è un’altra cosa. Il mio consiglio è quello di rimanere sempre e soltanto delle ragazze normali, senza dimenticare il vero senso della vita, perché i tempi della crescita quotidiana sono certamente diversi da quelli dettati dalla moda».