Un topo col cervello da uomo l’arma per vincere il Parkinson

Test in California: le staminali iniettate si sono rigenerate in cellule nervose funzionanti

Non hanno la fortuna di vivere nella fantasia dei bambini, come Micky Mouse combattivo e vincente, o come il tenerissimo Jerry, indulgente ma dispettoso. I feti di topolino messi in cantiere e nati nei laboratori del gruppo di ricercatori di Fred Gage, stanno crescendo nella realtà di luci artificiali e bagliori di metallo. Vivi per rendere migliore la vita agli umani. Dopo diciotto mesi dall'inizio dell'esperimento portato avanti dall'équipe che si occupa di ricerca sulle malattie neurodegenerative (quali il morbo di Parkinson e l'Alzheimer), la rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti, Pnas, ha pubblicato la notizia della conferma di successo pieno di un esperimento fallimentare in passato.
Nel cervello di un feto di topo sono state iniettate cellule staminali umane che si sono sviluppate diventando cellule nervose. I neuroni dell'uomo stanno funzionando nel cervello del roditore e questo porterà a nuovi studi che riveleranno meccanismi ancora oscuri delle spaventose malattie che logorano i centri nervosi, annullano il presente, riportano il passato, riducono il corpo a uno stato vegetativo impenetrabile, e la mente a un luogo inaccessibile.
Topolini con cervello umano mettono a disposizione i loro giorni per rendere comprensibile quello che sfugge, per diradare la nebbia, permettendo studi sulle caratteristiche e l'evoluzione di certe degenerazioni devastanti e rendendo possibile l'impiego di nuovi farmaci ed eventuali effetti. L'esperimento è stato condotto tra Stati Uniti e Giappone, nato dalla collaborazione tra l'Istituto Californiano Salk di San Diego e l'Istituto Nara di Takajama. Negli ultimi anni più gruppi di ricerca avevano condotto esperimenti del genere, ma spesso le cellule staminali umane davano origine a tumori o reazioni di rigetto. Ora, circa centomila cellule nervose staminali umane si sono sviluppate senza problemi: nel cervello del feto le cellule bambine sono cresciute diventando cellule adulte efficienti, capaci di avere una normale attività elettrica e quindi cellule cerebrali attive. L'unico pensiero è: non saranno troppo simili all'uomo nelle sensazioni, emozioni, addirittura pensieri? Esattamente come Walt Disney o Hanna e Barbera hanno immaginato Micky e Jerry. Topini in grado di gioire e soffrire in modo sempre più simile a noi. La risposta è no. Almeno a sentire quello che dice Fred Gage, capo dell'équipe. «Nei topolini le cellule umane iniettate sono soltanto lo 0,1%, e perciò non cambiano la struttura del loro cervello». D'altra parte, i topi condividono con l'uomo già il 97,5% dei geni.
I rischi di umanizzare troppo i topolini sono comunque scongiurati: «Non ritengo che questa ricerca si avvicini così tanto a quel rischio», tranquillizza David Magnus, direttore del Centro di Etica Biomedica di Stanford. Le cellule staminali embrionali umane si formano pochi giorni dopo il concepimento e fanno crescere tutti gli organi e i tessuti del corpo umano. Tutta la comunità scientifica si augura di poter utilizzare un giorno cellule staminali per sostituire i tessuti danneggiati. Se i risultati saranno sempre più incoraggianti, il prossimo passo, quasi sicuramente, sarà quello di iniettare tali cellule embrionali nei cervelli delle scimmie.
Ci vorrà ancora tempo per arrivare all'uomo. Ci vorrà la certezza di ogni possibile effetto sul corpo umano. Per adesso Gage e il suo gruppo votato alla ricerca si pongono l'obiettivo di capire determinate malattie (Parkinson in testa) prima di attivare una cura. Nel frattempo, l'umanità ringrazia la quantità di piccoli corpi da laboratorio che vivranno a questo scopo, somigliando un po' di più a noi senza essere, però, i protagonisti di nessun cartone animato.