A Tor Bella Monaca «chiuso» il mercato della cocaina

La gang, protetta da vedette, è stata incastrata da un video. Dieci arresti e quattro ricercati

Alessia Marani

Dalle otto di sera a notte fonda, clienti «fissi» e saltuari: si sentivano così sicuri «quelli di Tor Bella Monaca» da mettere su strada un autentico spaccio al dettaglio della coca, come fosse un mercato di frutta e verdura. Nell’enclave superblindata dei torrioni popolari di via dell’Archeologia, un gruppetto di 14 persone, tra cui quattro donne, si dava appuntamento ogni sera per piazzare la «roba». Polvere bianca della migliore qualità che i pusher nascondevano nelle cantine dei palazzoni o in un magazzino di Ponte di Nona (dove la polizia nell’ottobre scorso scovò 2,5 chili di «neve»). «L’estate scorsa - spiega Lorenzo Suraci, dirigente del commissariato Casilino Nuovo, da oggi inviato a dirigere quello di San Lorenzo - abbiamo puntato gli occhi su quello strano giro. Ma per arrivare al bandolo della matassa c’è voluto tempo perché infiltrarsi in quell’ambiente per i nostri uomini non è davvero affare facile. Ci sono le vedette, ragazzini pagati apposta o semplicemente mamme e parenti alla finestra, che avvertono dell’arrivo dei ficcanaso. Gli agenti si sono dovuti muovere passando attraverso il bosco alle spalle degli edifici, attraversando gli scantinati. Poi, con quelli della Scientifica, abbiamo piazzato le telecamere in un appartamento di fronte, filmando per due mesi il “mercato” sotto, al civico 90. Un lavoro che, alla fine, ha portato alle 14 ordinanze di custodia cautelare e alle perquisizioni di questa notte». Dieci le persone già finite in carcere, tutte d’età compresa tra i 22 e i 50 anni, quattro quelle che mancano all’appello. Diciotto le perquisizioni avvenute all’alba di ieri. In alcuni appartamenti sono state rinvenute diverse dosi di cocaina, un fucile a pallettoni con matricola abrasa, un caricatore di quelli in dotazione alle forze dell’ordine (9X21), nonché, occultato in una cantina, un ordigno rudimentale con 300 grammi di polvere nera pressata e una miccia pronta per essere accesa. «Una bomba artigianale - hanno spiegato gli artificieri - che avrebbe potuto frantumare in mille pezzi un automobile». Il business avrebbe fruttato alla gang 3/4mila euro a sera. Tanto che i «boss» (ufficialmente nullafacenti) potevano permettersi di girare per il quartiere in Porsche Cayenne.