Tor Bella Monaca «Lezioni» antidroga

Baby vedette utilizzate da spacciatori appena maggiorenni per lanciare l’allarme quando arrivano le forze dell’ordine. Succede tutti i giorni nei quartieri dello spaccio, come Tor Bella Monaca e Tor Vergata, dove la criminalità, che basa i suoi profitti sulla vendita di sostanze stupefacenti ai giovani, non si fa scrupoli ad assoldare anche dei minorenni. Giovani pusher pronti a impugnare anche una pistola e fare fuoco per gambizzare chi non rispetta gli ordini del «capo». Lo scorso anno i carabinieri del gruppo di Frascati hanno sgominato un’organizzazione di spacciatori al cui vertice c’erano due fratelli di 25 e 21 anni. È giusto di venerdì la notizia che sono stati condannati a 17 anni di carcere con il rito abbreviato. Nelle loro case i militari hanno trovato libri e dvd sulla mafia, usati come una sorta di manuale di addestramento per imparare ad essere dei veri boss: a 20 anni studiavano da capi di Cosa nostra.
Ma Tor Bella Monaca non è solamente degrado e criminalità. Sul quartiere periferico, come tengono a sottolineare gli inquirenti, è stato impresso un marchio non corretto. Tor Bella Monaca, infatti, non è un bronx, ma ci sono gli stessi problemi che si riscontrano nelle periferie di ogni grande metropoli. A baby spacciatori e bulli, ad esempio, si contrappongono gli studenti del Centro Professionale Sant’Antonio, la scuola frequentata dai ragazzi accusati di aver picchiato, ad ottobre dello scorso anno, un cittadino cinese. Proprio con gli adolescenti del Centro, i militari hanno avviato il progetto «I Carabinieri incontrano i giovani di Tor Bella Monaca» e ogni giovedì si incontrano e trattano varie tematiche, che vanno dal disagio giovanile alla criminalità, soprattutto quella legata alla droga, dal bullismo ai problemi delle periferie fino alla Costituzione. I militari illustrano ai ragazzi la nostra Carta attraverso «60 anni di Costituzione», una guida a fumetti per rendere più semplice la comprensione dei principi fondamentale dello Stato. Gli studenti, superate le prime diffidenze, a distanza di quasi 5 mesi dall’inizio del corso, stanno dimostrando entusiasmo per il progetto, che durerà fino alla fine dell’anno scolastico. Sono momenti molto partecipati, durante i quali i ragazzi intervengono portando la loro esperienza e testimonianza sulla «vita in periferia». Nell’ambito dei servizi di controllo dei minori i carabinieri sono impegnati anche in attività di segnalazione dei casi di dispersione scolastica. Perché sono ancora tanti i ragazzi che scelgono le sale giochi e i parchi al posto dei banchi di scuola.