Tor de’ Cenci: muore bimba rom

Alessia Marani

Avrebbe compiuto un anno il 5 novembre prossimo, invece la piccola Giada, bimba rom alloggiata in un container al campo nomadi di Tor de Cenci, non ce l’ha fatta. Il suo cuoricino, già sofferente, ha smesso di battere ieri all’alba. Quando i sanitari del 118 sono arrivati facendosi largo tra le immondizie e le carcasse d’auto e vecchi elettrodomestici abbandonati lungo i viali fangosi dell’accampamento, nulla hanno potuto altro che constatarne il decesso. Il corpicino freddo, ormai irrigidito tra le mani: morte naturale ha scritto nel referto il medico necroscopo. Giada s’è spenta nel cubo di lamiere prefabbricate che divideva con il padre, la madre e altri otto tra fratelli e sorelle. «In condizioni igienico-sanitarie devastanti», come hanno verbalizzato gli agenti del commissariato Spinaceto nel sopralluogo.
Forse Giada se avesse ricevuto le cure necessarie e fosse stata accudita in un luogo diverso, si sarebbe potuta salvare. «La morte della piccola - scrive in una nota Arci solidarietà Lazio, associazione che opera in diversi campi rom della Capitale occupandosi della scolarizzazione dei bambini - chiama la nuova amministrazione del Municipio XII a intervenire con urgenza per garantire migliori condizioni di vita nel campo. Alle precarie condizioni igienico-sanitarie - prosegue - si aggiunge la mancanza di un presidio medico, carenze a cui bisogna provvedere tempestivamente, prima che l’arrivo della cattiva stagione renda la situazione ancora più drammatica».
«Occorre fare piena luce sulle cause della morte di Giada - dichiara Piergiorgio Benvenuti, capogruppo di An alla Provincia -. avvenuta in un campo che dovrebbe essere controllato. Ecco, invece, l’ennesimo decesso di un bambino in un capo nomadi romano». «Vi dovrebbero essere - continua - controlli da parte dell’amministrazione comunale per gli ingressi nel campo, per le attività svolte, per la situazione sanitaria. Quindi al di là del caso isolato che deve ricevere adeguata attenzione da parte degli organi inquirenti per ricercare le reali cause del decesso è necessario fotografare la realtà di questo campo come degli altri esistenti nella Capitale per quanto riguarda la sicurezza all’interno e all’esterno, le condizioni di vita esistenti, ma - conclude Benvenuti - anche la sicurezza sanitaria soprattutto dei minori».
A fine agosto il campo di Tor de’ Cenci era balzato alle cronache per una maxi-rissa notturna finita a «pistolettate» - per fortuna senza feriti - tra macedoni e bosniaci, etnie rivali ma costrette a una convivenza impossibile. Un fatto che aveva spinto il parlamentino del XII a ipotizzare una sorta di «muro» divisorio all’interno del campo. Ipotesi poi rigettata. Erano stati gli stessi macedoni, in particolare un gruppo di una cinquantina, a chiedere con un’occupazione simbolica dell’aula consiliare provvedimenti immediati perché la situazione non esplodesse definitivamente.
Nel campo, originariamente, erano state destinate circa 200 persone, ma all’interno ce ne sono almeno il doppio.