Tor Pagnotta, sgombero tra mille incognite

Daniele Petraroli

Dopo vicolo Savini, Tor Pagnotta. Sembra che il Comune abbia deciso di porsi finalmente il problema dei campi nomadi che infestano, letteralmente, la Capitale. Anche se, a dire la verità, perplessità sull’operato del Campidoglio rimangono. Ma partiamo dalla cronaca di ieri. È delle sei di mattina lo sgombero, parziale, del campo abusivo sorto quindici anni fa. In azione una quarantina di agenti dell’ottavo gruppo della polizia municipale, i tecnici del V dipartimento del Comune (Politiche sociali e della salute) e del XII municipio (competente per zona) e, soprattutto le ruspe che hanno demolito le 80 baracche in cui abitavano circa 200 persone. «L’insediamento, che si estendeva su una superficie di un ettaro e mezzo - ha spiegato il presidente del XII municipio Paolo Pollak - è stato ridotto di almeno un terzo. Mentre i suoi abitanti si sono ridotti a meno della metà, tutti regolarmente censiti. Entro la fine dell’anno, comunque, il campo sarà smantellato e potrà essere realizzato nell’area uno dei progetti di riqualificazione previsti dagli articoli 11. Pensiamo, in particolare, alla costruzione di servizi e uffici del municipio, alcune attività commerciali e progetti di arredo urbano tra cui una piazza». Grande soddisfazione espressa anche da An e dal sindaco Veltroni. «Dopo anni di reiterate denunce, petizioni e iniziative di ogni tipo portate avanti da An - le parole di Andrea De Priamo, vice presidente del XII municipio - finalmente il Comune di Roma ha provveduto all’allontanamento di buona parte dei rom che abusivamente occupavano la zona di Tor Pagnotta». «Con l’intervento di stamani (ieri ndr) a Tor Pagnotta - ha detto, invece, il sindaco - prosegue da parte dell’amministrazione comunale, l’opera di risanamento e di riqualificazione dei campi nomadi».
Tutto rose e fiori allora? Purtroppo per i romani no. Innanzitutto perché circa la metà degli zingari del campo è riuscita a fuggire prima di essere identificata. Evidentemente perché non in regola con il permesso di soggiorno. Questo centinaio di rom va ad aggiungersi, dunque, alle altre centinaia di clandestini che si nascondono in piccoli agglomerati in giro per la Capitale. E veniamo al secondo problema, e cioè la mancanza di una strategia sul problema dei nomadi da parte del Campidoglio. Gli ultimi sgomberi (l’ex Snia Viscosa a marzo, vicolo Savini due settimane fa e Tor Pagnotta ieri) sembrano rispondere più a una logica elettorale, recuperare consensi a pochi mesi dalle amministrative, che a risolvere effettivamente il problema. Si spostano le baraccopoli da una parte all’altra della Capitale con un duplice risultato. Si esasperano i cittadini che si ritrovano un campo nomadi davanti alle finestre, l’ultimo è il caso di Trigoria dove sono finiti i rom di vicolo Savini, e si frammenta, moltiplicandola, la comunità di zingari. Così assistiamo a un fenomeno nuovo. Baracche e roulotte ora non si concentrano più in vaste aree come avveniva in passato ma si disperdono nell’intero territorio comunale. Piccoli agglomerati, infatti, danno meno nell’occhio, sfuggono ai controlli della polizia e permettono, quindi, maggiore libertà ai suoi occupanti. Gli ultimi casi sulla Salaria all’altezza della stazione di Fidene dove, casualmente, si sono moltiplicati in pochi mesi i furti negli appartamenti.
Nessuna novità, infine, sul campo di Trigoria. Per affrontare l’emergenza è stato convocato un consiglio municipale straordinario per martedì 4 ottobre al quale dovrebbe partecipare anche l’assessore capitolino alle Politiche sociali Raffaella Milano.